Mondo

6 aprile 2017

Idlib: gli esperti invitano alla prudenza

Nessuna indagine sul campo, nessuna evidenza, eppure ormai tutto l’Occidente e i nemici regionali di Assad  (dalla Turchia a Israele, dall’Arabia Saudita al Qatar) sono convinti che a usare armi chimiche a Idlib sia stata l’aviazione di Damasco.

 

Assad, l’omicida colpevole, deve essere punito è refrain che riecheggia sui media mainstream. In controtendenza, Giampaolo Cadalanu, sulla Repubblica del 6 aprile, ricorda il precedente delle armi chimiche di Saddam Hussein.

 

Interessante anche il prosieguo dell’articolo: «Le voci degli esperti invitano alla massima prudenza per ora non è nemmeno chiaro quali sostanze siano state usate. Si parla di cloro […], ma anche di gas nervino Sarin. I sintomi delle persone colpite (un centinaio di morti 400 contaminati) sembrano compatibili: secondo gli esperti di Amnesty international che hanno esaminato i filmati, si vedono segni di avvelenamento e anche vittime con pupille puntiformi, sintomo dell’esposizione ad agenti nervini».

 

«Il problema è che se si trattasse di Sarin con concentrazione ad uso militare, con tutta probabilità anche i soccorritori sarebbero morti. Secondo Leggiero, i video indicano l’uso di congegni chimici artigianali, non vere e proprie armi chimiche».

 

«Ad alcuni sembra poco plausibile che il regime di Damasco, pur spietato con ogni opposizione, abbia voluto “strafare” per ottenere non si sa bene quali vantaggi sul terreno, visto che gli stessi risultati militari potevano essere ottenuti con un bombardamento convenzionale e la zona d’attacco non ha nessun valore strategico. Al contrario è provato che i jihadisti hanno cercato di mettere le mani su iprite e gas nervino e ne hanno già fatto uso sui civili».

 

Val la pena accennare anche alla versione russa, alquanto ragionevole: secondo Mosca, infatti, l’aviazione di Damasco ha bombardato un deposito di armi delle forze di opposizione nel quale erano state immagazzinate armi chimiche dirette in Iraq. Da qui la nube tossica.