31 marzo

Siria: gli Usa cambiano idea su Assad

«Credo che il futuro a lungo termine del presidente Assad sarà deciso dal popolo siriano». Così Rex Tillerson nel corso di una conferenza stampa tenuta in Turchia insieme al ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu (vedi Askanews del 30 marzo).

Dichiarazione pesante quella del Segretario di Stato americano, dal momento che finora gli Stati Uniti hanno sempre posto la fine del governo di Assad come condizione previa e non negoziabile per avviare una qualsiasi trattativa di pace sulla Siria.

Alle dichiarazioni di Tillerson hanno fatto eco, nello stesso giorno, le parole dell’ambasciatrice di Washington all’Onu, Nikki Haley, che ha dichiarato: «La nostra priorità non è più restare seduti lì e concentrarci sulla partenza di Assad» (vedi Repubblica).

Dove quel «non è più» indica una cesura netta tra un prima e un dopo, tra la posizione della precedente amministrazione americana e quella attuale.

La non negoziabilità della permanenza di Assad al potere è stato il muro sul quale si sono infranti finora tutti i negoziati tesi a riportare la pace in Siria, dal momento che sia il governo di Damasco che la Russia hanno sempre sostenuto quanto dichiarato ieri da Tillerson (peraltro una posizione in linea con i principi base della democrazia, dove la sovranità appartiene al popolo).

Interessante che Tillerson abbia annunciato la nuova posizione degli Stati Uniti al termine di una visita in Turchia, dal momento che Ankara, nonostante la recente convergenza sulle posizioni di Mosca, conserva ancora qualche ambiguità in proposito.

Certo, la nuova posizione americana è anche dettata dagli sviluppi del conflitto che, dopo la cacciata dei jihadisti da Aleppo, vede la posizione di Assad sempre più salda, grazie al sostegno dei suoi alleati (anzitutto i russi).

Eppure tale evoluzione del teatro di guerra non sarebbe stata sufficiente a mutare la determinazione americana se l’influsso dei neoconservatori su Washington fosse ancora forte, stante che l’ideologia rivoluzionaria di tale ambito non tiene in alcun conto la realtà, concepita solo come ostacolo alla realizzazione dei propri progetti visionari.

Così le parole di Tillerson danno indicazioni anche sullo scontro che si sta consumando nel cuore del potere americano, segnalando una flessione dell’influenza neocon.

Certo, la nuova posizione americana non produce di per sé la pace in territorio siriano. Sono ancora tanti gli ostacoli da superare. Ma è un passo nella giusta direzione. E non secondario.

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