27 marzo

Kissinger, Putin non è “il super cattivo globale”

«Sulla Russia credo ci sia una certa incomprensione. Putin non è la replica di Hitler, e non intende lanciare una politica di conquista. Il suo obiettivo è ripristinare la dignità del proprio Paese, da San Pietroburgo a Vladivostok, come è sempre stato […] dipingere Putin come il super cattivo globale è un errore di prospettiva e di sostanza». Così Henry Kissinger in un intervento alla Trilateral, riportato da Paolo Masttrolilli per la Stampa del 27 marzo.

Anche se l’Occidente ha i mezzi per distruggere la Russia, «lo scontro sarebbe dannoso per tutti». Da qui la necessità del dialogo sui vari contenziosi aperti tra Occidente e Russia, dall’Ucraina alla Siria.

Kissinger invita anche a stemperare le tensioni in estremo Oriente, affermando: «“Sono contrario ad un intervento militare unilaterale americano contro le strutture nucleari di Pyongyang”. La soluzione, secondo lui, sta invece in “un negoziato diretto tra Washington e Pechino, per raggiungere un accordo complessivo sulla sicurezza dell’intera regione“».

Grande vecchio della politica, nelle sua analisi Kissinger fa prevalere le ragioni del buon senso su quelle ideologiche.

Il problema è che influenti ambiti internazionali vedono Putin come un freno alla realizzazione della loro geopolitica.

Tali ambiti, dopo aver trascinato in guerra l’Occidente in Afghanistan, alimentando il caos alle porte russe e, di fatto, fornendo nuove opportunità alla coltivazione di oppio (alla quale i talebani avevano posto termine), hanno ottenuto il regime-change in Iraq e Libia, ma hanno fallito a Damasco, proprio per l’intervento della Russia di Putin, la cui presenza in Siria complica non poco anche la prospettiva di un regime-change in Iran, agognato da lungo tempo.

Di certo da ieri Putin ha un altro problema. In molte città russe si sono svolte manifestazioni anti-governative, promosse dal blogger Navalny, strenuo oppositore del presidente russo.

Colpisce l’imponenza di tale improvvisa e subitanea protesta, quanto la sua contemporaneità, soprattutto se si tiene conto della grande popolarità di cui gode Putin al suo interno (come riconoscono anche i suoi avversari).

Tale moto ha tutte le caratteristiche di quelle rivoluzioni colorate che si sono susseguite negli ultimi anni in diversi territori ex sovietici, dall’Ucraina alla Georgia, alle quali non è stato estraneo il Dipartimento di Stato Usa, che ha foraggiato non poco i movimenti anti-governativi.

Bizzarro che ciò accada mentre in America si indaga su asserite influenze russe riguardo le ultime presidenziali statunitensi.

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