Mondo

14 marzo 2017

Putin, Netanyahu e l’Iran

Nell’incontro tra Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin, che si è svolto a Mosca il 12 marzo, il premier israeliano ha ripetuto al presidente russo le sue idee sull’Iran, che ritiene una minaccia per la sicurezza di Israele, e le sue preoccupazioni sul ruolo che tale Paese avrebbe nella crisi siriana, teatro di guerra che vede truppe iraniane ingaggiate accanto a quelle di Damasco contro le milizie jihadiste.

 

In particolare, riporta il sito Controinformazione del 10 marzo, Netanyahu avrebbe «sostenuto che, circa 2.500 anni addietro, l’Impero persiano cercò di distruggere il popolo ebraico ma non riuscì a farlo, ed adesso l’Iran, erede di quell’Impero […] persegue ancora lo stesso obiettivo».

 

Il presidente russo avrebbe risposto di non soffermarsi su considerazioni riguardanti il V secolo avanti Cristo, «Da allora il mondo è cambiato», ha detto al suo interlocutore.

 

Nell’articolo si riporta che si sono affrontate altre questioni, ovviamente, e si ricorda che dall’inizio della crisi siriana è la quarta volta che Netanyahu si reca a Mosca, segno della considerazione che ha del presidente russo il premier israeliano.

 

Nota a margine. Non avremmo riportato il quadretto tracciato in questo articolo se non fosse stato ripreso da Sputnik, sito russo che, riportandolo, di fatto conferma autorevolmente, al di là delle considerazioni in merito, lo scambio di battute tra i due leader.

 

Tale ricostruzione conferma l’ossessione di Netanyahu riguardo la “minaccia iraniana”, ma evidenzia anche la netta presa di posizione di Putin sulla controversa questione.

 

La risposta tranchant del presidente russo, infatti, indica inequivocabilmente che Mosca non si intrupperà in un eventuale confronto tra Israele e Teheran. Anzi.

 

Una possibile guerra contro l’Iran è tornata di attualità dopo la vittoria di Trump negli Stati Uniti, dal momento che egli si è detto favorevole a una denuncia dell’accordo sul nucleare iraniano siglato dal suo predecessore.

 

Probabile che Trump voglia solo revisionare l’accordo per dar seguito alle sue promesse elettorali, ma non intenda imbarcarsi in una nuova guerra in Medio Oriente, oltre a quelle già aperte contro l’Isis.

 

E però tener salda tale contraddittoria determinazione sarà difficile, stante che tanti e influenti ambiti, in America come in Israele, sperano di usare la denuncia del trattato sul nucleare iraniano come grimaldello per scatenare un conflitto e saldare una volta per tutte i conti con un Paese che tali ambiti considerano un nemico irriducibile sia di Washington che di Tel Aviv.

 

La determinazione russa a non acuire i contrasti con Teheran può essere di ausilio per evitare al mondo ulteriori tragedie.

Sempre che a Teheran nelle prossime elezioni non vadano al potere esponenti delle fazioni più oltranziste, eventualità che complicherebbe drammaticamente le cose.

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