Mondo

7 marzo 2017

Lieberman e la Cisgiordania

«L’applicazione di una sovranità israeliana in Cisgiordania porterebbe ad una “crisi immediata” con la nuova amministrazione degli Stati Uniti, ha detto lunedì il ministro della Difesa Avigdor Lieberman alla Commissione per gli affari Esteri e la Difesa della Knesset». La netta presa di posizione di Lieberman, riportata dal Jerusalem Post del giorno successivo, segue una dichiarazione dell’esponente del Likud Miki Zohar che invece ne aveva chiesto l’annessione, con relativa esclusione del voto dei palestinesi.

 

Lieberman ha poi aggiunto che non solo gli Stati Uniti, ma anche la «comunità internazionale» avrebbe reagito negativamente a un’eventuale iniziativa israeliana in tal senso, ulteriore motivo di deterrenza al riguardo.

 

Nota a margine. Le dichiarazioni di Lieberman confermano la linea pragmatica del governo israeliano, che sembra approcciare anche il problema palestinese con un realismo non riscontrabile in precedenza. 

 

Un pragmatismo che al momento tiene a freno spinte dalle conseguenze devastanti, come si può riscontrare in questo botta e risposta a distanza tra il ministro della Difesa e Miki Zohar. Non è il miglior governo possibile per il conseguimento dell’agognata pace tra israeliani e palestinesi, ma ci sono alternative ben peggiori in tal senso.

 

Le dichiarazioni di Lieberman danno indicazioni anche sulla nuova amministrazione degli Stati Uniti. Tanti analisti e opinionisti hanno affermato che con la presidenza di Trump Israele avrebbe avuto mano libera per risolvere con dolorose iniziative unilaterali la questione palestinese. Il ministro della Difesa israeliano, di certo più informato di tali analisti, sa bene che non è così. 

 

Questione intricata quella del conflitto israelo-palestinese, che vede spinte e contro-spinte confliggenti. Un sano pragmatismo può aiutare. Finché dura, ovviamente.