28 febbraio

L’Isis uccide nelle Filippine

Ieri il Site, agenzia specializzata in Terrorismo, ha dato al mondo la notizia dell’assassinio di Jurgen Kantner, ucciso dall’organizzazione Abu Sayyaf, che opera nelle Filippine.

Attivo da anni, tale movimento terrorista si è in tempi recenti affiliato all’Isis. Una affiliazione ribadita anche nel simbolismo: la modalità con cui è stato ucciso l’ostaggio, la decapitazione, e la diffusione del relativo video, serve a riecheggiare i macabri rituali (satanici) propri dell’Agenzia del Terrore più nota al mondo.

Il fatto poi che sia stato il Site a rilanciare al mondo la notizia le conferisce una valenza alta, ché tale agenzia è associata ai video made in Isis, filmati che riesce a trovare nel web con un’efficacia estranea agli apparati di sicurezza di mezzo mondo.

In realtà la storia del povero Kantner appartiene più alla cronaca nera che alla geopolitica: era stato rapito nel novembre scorso; il suo yacth era stato attaccato da pirati legati ad Abu Sayyaf che lo avevano preso vivo, a differenza della povera moglie, che è rimasta uccisa nell’assalto. Era stato richiesto un riscatto. Non è stato pagato. Così, allo scadere dell’ultimatum, i banditi hanno ucciso l’ostaggio.

Una triste storia di cronaca nera, appunto, che vede i due poveri turisti tedeschi vittime di assassini comuni.

Ma che la potenza delle Agenzie di comunicazione del Terrore rendono altra e diversa. Si è voluto dare una notizia al mondo: l’Isis è anche nelle Filippine e, seconda notizia, rilancia la sua sfida al mondo.

Quest’ultima cosa gli è indispensabile giacché il meccanismo del Terrore funziona come il web: se non si scrivono nuove pagine di orrore, si rischia l’oblio. E la perdita di interesse del pubblico è la cosa peggiore che può capitare a tale triste film horror.

Il fatto che la vittima sia tedesca assicura a tale macabro spettacolo un pubblico di qualità, quello occidentale, il più interessante dal punto di vista di tali agenzie.

Infine, per ritornare alla cronaca locale, da oggi Rodrigo Duterte, il presidente pistolero delle Filippine, che sta cercando di condurre in porto un complesso e intricato cambio geostrategico (da partner dell’Occidente in funzione anti-cinese ad amico della Cina), ha una preoccupazione in più.

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