Mondo

22 febbraio 2017

McCain, Erdogan e la guerra in Siria

«Oggi ho avuto un incontro caloroso e costruttivo con il presidente Erdogan. Sono stato fautore da lungo tempo dell’alleanza tra gli Stati Uniti e la Turchia sulla base di valori democratici condivisi», ha detto il senatore John McCain in un comunicato reso pubblico ieri. «Il crescente disordine in Europa e nel Medio Oriente rende questa alleanza più vitale che mai», ha aggiunto il senatore.

 

Egli si è detto convinto della necessità di «rivalutare» la politica attuata negli Stati Uniti in Siria negli ultimi tempi, con particolare riguardo al contrasto dell’Isis. E ha discusso con il presidente turco sull’opportunità di creare «aree di sicurezza» in territorio siriano, che Erdogan vorrebbe siano prese in maggior considerazione dagli Stati Uniti. La notizia è stata riportata da Anadolu, l’agenzia di stampa turca, il 21 febbraio

 

Nota a margine. Visita inquietante quella del senatore Usa. John McCain è stato un aperto sostenitore degli jihadisti scatenati in Siria per buttare giù Assad. Tanto da farsi addirittura immortalare con i loro capi in riunioni più o meno segrete.

 

Dopo il fallito colpo di Stato che per poco non ha defenestrato Erdogan, la Turchia, che fino a quel momento aveva apertamente appoggiato il regime-change siriano (e comprato il petrolio dell’Isis), ha cambiato cavallo, iniziando a trattare con Mosca che di Assad è alleata.

 

Ciò perché il presidente turco non si fidava più degli Stati Uniti, che immaginava in qualche modo coinvolti nel putsch.

È evidente che McCain è andato in Turchia per rassicurare Erdogan circa le intenzioni della nuova amministrazione americana. Non deve temere nulla dal nuovo inquilino della Casa Bianca, anzi. 

 

Se da una parte la la mossa del senatore americano può apparire distensiva, essa in realtà risulta oltremodo pericolosa.

L’accordo tra Ankara e Mosca ha permesso un attutimento della conflittualità in terra siriana. Ma Ankara ha accettato tale patto solo perché non aveva alternative.

 

Se McCain è approdato ad Ankara è evidente che è stato appunto solo per fornire tali alternative. 

Gli Stati Uniti di Trump non costituiscono più un pericolo per Erdogan. E ciò apre al presidente turco nuovi spazi di manovra. La sua politica riguardo la Siria negli ultimi tempi è stata quella di acquisire vantaggi senza però contraddire Mosca (almeno sull’essenziale). Il cambiamento avvenuto alla Casa Bianca gli consente invece di giocare sui due forni.

 

Tale ambiguità potrebbe trovare un limite da un coordinamento ad alto livello sulla lotta al Terrore tra Stati Uniti e Mosca. Proposito di Trump che proprio McCain e i suoi accoliti stanno tentando di mandare all’aria. Senza paletti che ne delimitino l’azione, e divenendo meno necessitato l’asse con Mosca, l’ambiguità turca può far danni notevoli.

 

Difficile che Erdogan mandi all’aria il processo di pacificazione conseguito finora attraverso un faticoso dialogo tra Assad e parte dei suoi avversari favorito dalla mediazione russo-turca. Ma se le sirene di McCain hanno ottenuto un qualche scopo, tale dialogo diverrà più faticoso e imprevedibile di prima.