16 febbraio

Il Manifesto della contro-rivoluzione globale

«Insieme la Pax Britannica e la Pax Americana hanno fornito le basi dell’attuale mondo globalizzato. Eppure oggi entrambi i membri fondatori dell’Occidente stanno allontanandosi dall’ordine che hanno contribuito a stabilire e a mantenere con un notevole dispendio di sangue e di denaro», attraverso la Brexit e il protezionismo di Trump. Inizia in questo modo un articolo di Charles Kupchan sulla Stampa del 15 febbraio nella quale lamenta la fine di tale ordine e indica prospettive.

Tale allontanamento è avvenuto perché la politica «non ha fatto abbastanza per gestire la globalizzazione e garantire che i suoi benefici fossero condivisi più ampiamente nelle nostre società». Da qui la spinta rivoluzionaria, o populista come la chiama il professore della Georgetown University, nata quindi da motivi reali e fondati, ma errati perché il populismo non risponderebbe al bisogno di equità e benessere diffuso.

Invece la globalizzazione va gestita immettendo dei correttivi. E conclude proponendo tre “urgenze”: «In primo luogo, i centristi di tutte le convinzioni politiche devono unirsi per offrire un nuovo patto sociale che rappresenti un’alternativa credibile alle false promesse economiche dei populisti».

In secondo luogo, continua, «mentre gli Stati Uniti e le altre democrazie occidentali sono scosse dalle forze populiste, gli effetti moderatori dei contrappesi istituzionali saranno di importanza cruciale. Il sistema legislativo, i tribunali, i media, l’opinione pubblica e l’attivismo – rappresentano tutti un freno all’autorità esecutiva e devono essere pienamente adoperati».

In terzo luogo l’Unione europea deve «tenere la posizione» e «difendere l’ordine liberale internazionale» durante la «latitanza» del blocco anglo-americano. «Almeno per ora, la leadership europea è la migliore speranza per l’internazionalismo liberale». I neretti nei virgolettati sono nostri.

Nota a margine. Kupchan non è solo un professore: è membro del Council on Foreign Relations ed stato assistente speciale per la Sicurezza nazionale di Obama negli ultimi tre anni.

Quindi, nelle intenzioni, quello pubblicato è una sorta di Manifesto, non marxista stavolta ma dell’internazionale liberaleUn’internazionale liberale chiamata a far fronte alle forze che contrastano la globalizzazione usando tutti gli strumenti possibili.

Forse da interpretare l’accenno alla supplenza dell’Unione europea in difesa dell’ordine liberale costituito, ma l’allusione all’impiego della forza appare alquanto esplicito. Evidentemente per l’uomo della Sicurezza il mondo ha ancora bisogno di un Gendarme.

Al di là del particolare, si tratta di un manifesto che indica l’urgenza di una contro-rivoluzione globale. 

Al professore va riconosciuto il merito di essersi posto il problema degli squilibri portati dalla globalizzazione. E di aver riconosciuto la necessità di inserire correttivi, cosa che molti membri della sua internazionale negano. 

Però tali correttivi non devono essere rinvenuti all’interno di una dialettica tra opposti (opposte prospettive, opposte forze). Le forze che si oppongono alla globalizzazione nel Manifesto rappresentano solo soggetti da assecondare in qualcosa, persuadere, contrastare in tutti i modi e con tutta la Forza.

I correttivi possono solo essere elargiti, o «offerti», come si legge: non sono oggetto di negoziazione. Insomma un Manifesto che suona anche come una dichiarazione di guerra, una guerra globale.

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