15 febbraio

Quando è premiata la banalità del male

Il premio World Press Photo, il più prestigioso premio fotografico internazionale, è stato assegnato all’Isis.

Premiata, infatti, la foto che immortala l’assassino dell’ambasciatore russo in Turchia, Mert Altintas mentre, subito dopo aver compiuto il suo compito, rilancia al mondo la folle sfida del Terrore.

A scattare la foto tal Burhan Özbilici, del quale i giornali hanno sottolineato il sangue freddo dimostrato nell’occasione, che gli ha consentito di consegnare al mondo il messaggio dell’Isis mentre tutti intorno a lui, peraltro giustamente, scappavano.

In questo modo l’Isis ha risparmiato anche sul budget. Di solito le sue operazioni di macelleria le rivendica attraverso dei video, che costano molto più di una fotografia.

La rivendicazione dell’omicidio del povero ambasciatore è stata a costo zero: Andrey Karlov è stato ucciso sotto le telecamere, dal momento che stava presenziando a una mostra dedicata all’amicizia tra Russia e Turchia (mentre i due Paesi, prima nemici, iniziavano a dialogare per cercare un futuro di pace per la Siria).

Un video ufficiale, quindi, che però ha avuto meno fortuna della fotografia scattata in parallelo da Özbilici, la quale ha fatto il giro del mondo.

La foto di Mert Altintas, ex agente di polizia diventato poi agente del Terrore, è infatti diventata presto una meme, come si dice nel gergo del web: quelle immagini virali composte spesso attraverso un fotomontaggio tra un elemento fisso e altri cangianti.

Nel caso specifico il forsennato assassino era accostato a elementi tali da rendere l’immagine divertente. Una barbarie tipica del web, riportata dai media come fenomeno social da registrare come curiosità di qualche interesse.

Una leggerezza di toni, quella dei media, forse riflesso incondizionato dovuto al fatto che il morto ammazzato era un russo. Quei russi che dopo la vicenda ucraina e l’intervento in Siria sono spesso incasellati nella rubrica “cattivi”.

Proviamo a immaginare qualcosa di simile con altri personaggi: ad esempio Mohamed Lahouaiej Bouhlel, l’autista del camion che fece strage a Nizza, immortalato mentre insegue una Ferrari sul circuito di Montecarlo.

Susciterebbe sdegno, se non orrore, non solo sui giornali. Basti pensare alle legittime reazioni suscitate dalle sinistre satire di Charlie Hebdo dedicate alle disgrazie italiane (terremoto di Amatrice e tragedia di Rigopiano).

Al povero Karlov invece è stata riservata solo banale curiosità. La stessa che ha suscitato la vittoria della foto del suo assassinio al World Press Photo. I media si sono più che altro soffermati sui particolari immortalati: la suola consumata della scarpa del diplomatico, l’assenza di sangue, la posa dell’assassino, ma soprattutto i suoi vestiti.

Giacca e cravatta neri, camicia di sparato (tragica ironia delle parole) bianco. Una figura da film di Quentin Tarantino, come sottolineavano tanti in maniera più che condivisibile.

Al di là del giudizio sul regista, che non interessa in questa sede, l’accostamento infatti è azzeccato ed è utile a spiegar cose: la fortuna di Tarantino si basa sulla sua maestria pulp. Egli è un maestro nel rendere banali le più cruente perversioni.

Già, la banalità del male. Quella foto rappresenta proprio la banalità del male. Per i pochi che non lo sapessero, La banalità del male è il titolo che Hannah Arendt diede al libro dedicato al Terrore del passato, il nazismo.

Non sappiamo bene chi assegni i premi del World Press Photo, né ci interessano le motivazioni che hanno portato alla vittoria della foto in questione.

Interessa in questa sede indicare che, al di là delle motivazioni e ovviamente delle intenzioni, di fatto il World Press Photo ha premiato “la banalità del male” attuale, cioè l’Isis. In Russia hanno trovato tale premio inquietante. Difficile dargli torto.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page
per sostenere il piccolenote