10 febbraio

Grossman, Israele e l’apartheid

Molto duro il commento di David Grossman sul voto del parlamento israeliano che ha “sanato” l’abusività di 4.000 alloggi edificati in Cisgiordania da cittadini ebrei: «È solo uno dei segni della direzione che ha preso questo governo – spiega lo scrittore alla Repubblica del 10 febbraio -, che è quella che va verso l’annessione dei Territori: vogliono farne parte dello Stato di Israele, ma una parte che non avrà gli stessi diritti dei cittadini israeliani. Il voto della Knesset è un altro passo verso la trasformazione di Israele da Stato democratico a Stato di apartheid».

Interessante anche un altro passaggio dell’intervista, nella quale accenna  a come sia cambiata «l’idea stessa di come essere cittadini» israeliani, dal momento che «si è passati dall’idea di appartenere a uno Stato democratico, basato sulla legge, a quella di appartenere a uno Stato basato sulla religione. Quello che conta oggi è se sei ebreo o no, nel primo caso hai diritti e privilegi, altrimenti quasi non sei benvenuto».

Nota a margine. Lo scrittore israeliano dà voce a una esigua minoranza di suoi concittadini. Non che tutti gli altri concordino con le politiche e le idee dell’attuale governo, che comunque è maggioranza, ma c’è travaglio e tanta rassegnazione per un conflitto, quello con i palestinesi, che sembra non dover mai finire e che alimenta un odio reciproco permanente, chiudendo vie di speranza. 

Registrare voci che non si rassegnano a un futuro oscuro, e che comunque, con intelligenza, alimentano tale speranza, non è solo doveroso, ma motivo di grato conforto.

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