9 febbraio

Pervia

 

Giovedì 11 febbraio del 1858, un giorno come un altro nel piccolo villaggio di Lourdes, la Madonna appare alla piccola Bernardette Soubirous. Una variabile meravigliosa entrava nel mondo, senza che la piccola avesse fatto nulla di particolare. E che cambierà la vita di tante persone, la storia della Chiesa e del mondo.

 

Così la storia cristiana va avanti, di avvenimento in avvenimento, attraverso gesti che pone il Signore e non noi. Proprio per questo è così facile essere cristiani, rimanere cristiani, ritornare cristiani dopo essersi perduti. Facile, facilissimo, come ripeteva così spesso don Giacomo Tantardini ai suoi.

 

La perversione diabolica di certo cristianesimo moderno in fondo sta tutta qua: nel rendere difficile cioè che è facile. Impervio ciò che impervio non è.

 

Perché basta lasciarsi portare, tendere la mano per lasciarsi portare. Come un bambino dalla mamma. O come un mendicante che stende la mano che la povertà (l’umiltà) può far tornare bambina.

 

Così mi è caro riportare alcune righe di don Giacomo, che sono la parte finale di una sua meditazione (La Madonna: di speranza fontana vivace). Righe che spiegano queste cose meglio di come possa spiegarle la mia povera penna…

 

Concludo leggendo un brano di Giussani che mi ha commosso fino alle lacrime. «Ti ringraziamo, Madonna nostra, perché veramente madre nostra tu sei, anche sensibilmente».

 

Anche sensibilmente. Per questo anche le immagini sono così importanti. Le immagini della genialità dell’arte e anche quelle più umili.

 

«Rendendo ai nostri occhi così chiaro e pervio, così chiaro e così facile». «Quae pervia coeli porta manes». Non avevo mai compreso questa espressione dell’Alma Redemptoris Mater. Quando ho ascoltato Giussani dire questa cosa, è come se l’avessi per la prima volta compresa.

 

«Quae pervia caeli porta manes». Pervia. Impervio vuol dire difficile. Pervio vuol  dire aperto, facile. «Rendendo ai nostri occhi così chiaro e pervio, così chiaro e così facile da realizzare il nostro cammino». La Madonna, la presenza di  questa creatura, rende chiaro e facile il cammino, il cammino della vita che di per sé non sarebbe né chiaro né facile. Il cammino in cui la sofferenza è sofferenza, il cammino in cui la fatica è fatica.

 

Questa presenza, non un discorso, non una volontà nostra, ma la presenza della Madonna rende chiaro e facile il cammino. È come quando il bambino cade (e se cade si fa male) e la mamma lo prende in braccio. È la mamma che lo prende in braccio. Non è la teoria che il farsi male è uguale a non farsi male. No. Il farsi male è farsi male.

 

Ma se c’è la mamma che prende in braccio, allora anche le lacrime si sciolgono in lacrime di gratitudine, allora anche le lacrime diventano sorriso. È una delle cose più belle dei bambini quando le lacrime diventano sorriso, in quell’istante in cui le lacrime diventano sorriso, cioè in quell’istante in cui le lacrime diventano lacrime di gratitudine.

 

Vale anche per i nostri poveri peccati. Si piange perché si è perdonati, si piange perché, poveri peccatori, la Sua presenza ci perdona. Si piange di fronte alla Sua presenza che perdona.

 

Altrimenti è solo orgoglio ferito, altrimenti è solo superbia ferita. «Habet et laetitia lacrimas suas» diceva sant’Ambrogio. Anche la letizia, la gratitudine ha le sue lacrime.

 

La storia di Bernadette che si trova nel Battistero della parrocchia di Lourdes…

Fotografie di Massimo Quattrucci

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