Mondo

7 febbraio 2017

La variabile Trump

Sul Corriere della Sera del 5 febbraio, Paolo Valentino lancia una provocazione: e se Trump si rivelasse «una una benedizione urbi et orbi?»

 

«È facile e ovvio – scrive Valentino – dire che Trump serva ai populisti d’Europa», dalla Le Pen a Beppe Grillo. «Ed è ancora più facile notare che […] serva a Vladimir Putin», che così esce dall’isolamento. Ma serve anche «alla Brexit e a Theresa May, che ritrova il rapporto speciale con Washington» andato perduto.

 

«Meno scontato ma inconfutabile è che Donald Trump serva alla Ue», che sembra aver ritrovato un sussulto di unità e dignità di fronte all’ex amico americano oggi invece intenzionato a disintegrare l’Unione. Tanto che anche Angela Merkel sembra uscita dal «torpore» con il rilancio (giusto o sbagliato che sia) dell’«idea delle velocità diverse per l’Unione sotto attacco».

 

Trump, infine, servirebbe poi anche alla Cina «che la denuncia del Trattato Trans Pacifico [da parte del neopresidente Usa ndr.] improvvisamente catapulta nel ruolo di nostra signora del commercio mondiale».

 

Nota a margine. Spunti interessanti e intelligenti. Come se ne trovano raramente in articoli riguardanti l’esito delle elezioni americane, in genere caratterizzati da una narrazione che eufemisticamente si potrebbe definire semplicistica.

 

Una sorta di western nel quale i buoni (la grande Finanza, il potere costituito e i ribelli necessari al potere costituito) si oppongono al cattivo, ovvero il pittoresco neopresidente. Tale il degrado del giornalismo attuale, e va bene così.