Mondo

2 febbraio 2017

La Ue e Trump

«Nella mia precedente carriera diplomatica ho aiutato ad abbattere l’Unione sovietica, ora sembra che ci sia un’altra Unione che ha bisogno di una scossa». Così Ted Malloch, il diplomatico che Trump vuole destinare a Bruxelles, in un commento riportato sulla Repubblica del 2 febbraio.

 

Malloch ha anche attaccato l’euro «del quale ha vaticinato la fine in tempi brevi», oltre che riservato bordate «alla Commissione, definita un organo di burocrati, e al suo presidente Jean-Claude Juncker, bollato come un buon sindaco di qualche paesino del Lussemburgo». Ovviamente, commenta la Repubblica, le dichiarazioni di Malloch hanno destato apprensione in Europa. Si sono anche levate voci contrarie alla nomina, che, date le circostanze, forse verrà evitata.

 

Nota a margine. Al di là della querelle sulla nomina di Malloch (e delle sue critiche alla Ue riportate dalla Repubblica, peraltro condivisibili) è ovvio che i rapporti tra l’Unione europea e gli Stati Uniti andranno a degenerare. L’Unione non è più considerata un partner da Trump (che vuole tornare a intessere rapporti bilaterali con i singoli Paesi membri), ma un serio concorrente commerciale. 

 

Si aprono quindi scenari inediti che mettono in discussione il mondo nato nel 1992, quando la firma del Trattato che faceva nascere l’Unione europea e la moneta unica, come ricorda Antonio Polito sul Corriere della Sera di oggi, dava inizio a una nuova creatura geopolitica che ha avuto tanta parte nella storia recente.

 

Le spinte disgregatrici provenienti dall’esterno andranno a sommarsi a quelle interne: tanti i movimenti e i partiti politici contrari all’attuale Unione. L’Europa fa resistenza, ma nel peggiore dei modi, cioè senza mettere in discussione il modello di Unione che si è attuato in questi anni, quello che vede la politica europea consegnata all’egemonia tedesca e la sua economia prona agli interessi di Berlino. 

 

Non bisogna essere dei profeti per immaginare che tale rigidità non porterà fortuna all’Europa. La nuova, e perigliosa, situazione dovrebbe essere affrontata con la necessaria flessibilità e soprattutto con il concorso di tutti i Paesi membri. Insomma si dovrebbe tornare al modello europeo auspicato dai padri fondatori, che immaginavano un’Europa libera, democratica e solidale.

 

Se riuscirà a tornare a questo modello originario forse la Ue si salverà, altrimenti il suo destino sarà necessariamente nefasto, sia che prevalgano le spinte disgregatrici sia esse risultino sconfitte.

 

Perché salvare l’integrità europea dalle forze centripete cui sarà sottoposta nel prossimo futuro tenendo ferma la rigida tutela tedesca richiederebbe un prezzo altissimo, sia sotto il profilo economico sia sotto il profilo politico (in particolare avverrebbe a detrimento della libertà e della democrazia dei singoli Paesi e dei cittadini europei).