26 gennaio

Regeni mandato a morire

«Regeni era uno studente che svolgeva un lavoro assegnato da una università inglese. Ma a Londra chi ha assegnato la ricerca a Regeni in Egitto è una professoressa, Abdelrahman, di origine egiziana e vicina alla Fratellanza musulmana, ostile all’attuale governo. Lei voleva scandagliare la situazione egiziana, ma sono metodi dei servizi segreti inglesi che fanno svolgere certe attività a imprenditori e altre persone. Lui era inconsapevole, ma chi lo ha mandato lo ha mandato nella bocca del leone, la professoressa non poteva non saperlo».

 

Lo ha detto il generale Mario Mori, ex capo dei Ros dei carabinieri, alla Zanzara su Radio 24, aggìungendo: «E’ stato venduto ed è stato fatto ritrovare per una lotta di fazioni all’interno del governo egiziano».

 

Nota a margine. L’intervistato parla con cognizione di causa, essendo parte di certe dinamiche proprie dei servizi segreti.

 

Poco da aggiungere se non che quanto accaduto a Regeni ha allontanato Roma dal Cairo, anche per via del movimento Verità per Regeni che, pur lodevole e condivisibile nelle intenzioni, è diventato uno strumento di destabilizzazione contro l’Egitto piuttosto che rimanere una sollecitazione volta a chiarire la realtà dei fatti.

Tanto è vero che è agitato esclusivamente verso (anzi contro) il Cairo, mai verso Londra, che pure dovrebbe dare spiegazioni che non vengono.

 

 

Sta di fatto che l’establishement egiziano, sentendosi minacciato nella sua stabilità, ha cercato puntelli da Mosca, allontanandosi dalle Cancellerie occidentali. A subire le conseguenze di tale distacco, in particolare sotto il profilo commerciale, soprattutto l’Italia, mentre Francia e Gran Bretagna hanno approfittato degli spazi lasciati vuoti da Roma per ampliare l’interscambio commerciale con il Paese Mediterraneo. 

11 agosto

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