Mondo, Postille

20 gennaio 2017

Vai Chicco!

Avrà commosso tanti il filmato del bambino estratto vivo dalle rovine dell’albergo sommerso dalla neve. Il primo estratto, come in una perfida lotteria dove in gioco c’era, c’è, la vita di decine di dispersi.

 

E sembra il segno di una qualche misteriosa mano celeste che il primo a essere tirato fuori sia proprio un bambino. Un piccolo, imprevisto, meraviglioso, segno di speranza.

 

Anzi un’esplosione di speranza, che si è accesa dopo la notte in cui tutto sembrava perduto. Quando la televisione, che ha incollato gli occhi di tutti gli italiani su quelle remote rovine bianche, rinviava soltanto immagini e parole disperate. Nessuna traccia di vita di sotto la tomba di neve e detriti.

 

E, invece, eccola là la speranza, emergere da un pertugio minuscolo, nel quale è andata ad intrecciarsi la vita di sopra con quella residua, ma tenace, di sotto. Un incrocio di mani: protese al cielo e alla vita ritrovata, affondate nel buio ad afferrare la vita che sembrava perduta.

 

Una speranza bambina che il video immortala mentre si erge in tutta la sua minuscola statura da quel buio pertugio. Tra gli abbracci dei soccorritori e la commozione degli italiani che a quei soccorritori sono appesi da stamane, da quando, sommessa, si è sparsa la voce (via media) che ci sono dei vivi sotto quel macabro tumulo bianco.

 

E insieme quel grido che è urlo di gioia ed esultanza anch’essa bambina. Che erutta dal cuore di chi ha scavato con le proprie mani per riportare di sopra quella vita sperduta. Un grido che risuona di grato trionfo: «Vai Chicco!».

 

Vai Chicco, che la vita ricomincia, non solo per te, ma anche per noi. In questo nuovo inizio che tu hai donato a questa tragedia, che oggi, e nonostante l’angoscia che resta per gli altri dispersi, appare meno cattiva.

 

«Ho perso tutto. Mi auguro che Gesù sia grande e li ritrovino vivi», aveva confidato il padre che s’era salvato per primo. Giampiero Parete, il cuoco che aveva visto la montagna crollare sopra il suo mondo: una moglie e due figli sotto la bomba di neve.

 

L’aveva detto all’amico cui aveva comunicato la tragedia nella notte assassina. Quello che poi aveva «impazzito il mondo» per dare l’allarme. Anche la moglie è stata estratta dalle macerie (e c’è la figlia forse ancora viva là sotto – mentre scriviamo poco si sa della sua sorte).

 

«Dio è grande». E a quanto pare ha fatto un miracolo, ché questa è la parola, l’unica parola in grado di descrivere quanto accaduto (anche se la Chiesa ormai pare si vergogni a usarla).

 

E come tutti i miracoli conserva quel mistero che commuove il cuore di tanti (e forse indurirà quello di altri; e va bene anche così).

 

Vai Chicco, e grazie per aver regalato a noi poveretti questa piccola, grande speranza. Che ci fa ricordare, noi dimentichi, che «Gesù è grande». Non solo sotto il Gran Sasso.