19 gennaio

Siria: lo scandalo di Deir Ezzor

Da due giorni Deir Ezzor è teatro di intensi combattimenti. A tale scontro abbiamo accennato in un post precedente, spiegando dell’offensiva lanciata dall’Isis contro la città assediata da anni, la cui eroica resistenza ai paladini del Terrore è diventata leggenda in tutta la Siria.

Offensiva durissima, stante che le forze attaccanti sono quasi quattro volte superiori a quelle dei difensori, anche se il controllo dei cieli permette a questi ultimi di offrire un contrasto che, almeno ad oggi, ne impedisce la capitolazione.

Si tratta di una vera e propria tragedia, stante che ad attaccare sono forze dichiaratamente terroriste che, dopo aver fatto scempio dei militari che gli si oppongono, farebbero altrettanto con la popolazione civile, la quale peraltro ha già pagato un alto dazio all’annoso assedio (cliccare qui per leggere un articolo che narra di centinaia di civili uccisi e 400 rapiti, ma è solo un piccolo esempio di quanto si è consumato in questa località).

Tale tragedia è totalmente ignorata dai media mainstream occidentali. E dire che ricorda da vicino quanto si consumò a Kobane, quando l’Isis prese d’assalto la città curda massacrandone gli abitanti. Allora furono versati fiumi di inchiostro, peraltro più che giustificati, i quali oggi risultano evidentemente prosciugati.

Eppure, tra l’altro, si tratta di una delle più grandi offensive portate dall’Isis negli ultimi tempi. Basti pensare che all’opera ci sono 14mila militanti del Terrore (si tenga presente che in Libia, dove l’attivismo Isis è stato a lungo fonte di allarme internazionale, i tagliagole del Califfato ammontavano a “solo” 5mila unità).

Un silenzio che pone domande. Come le pone il parallelo silenzio delle cancellerie d’Occidente. Quanto accade a Deir Ezzor semplicemente non interessa. E dire che l’Isis ha firmato stragi sul nostro suolo, uccidendo centinaia e centinaia di innocenti. E ancora adesso è motivo di timore più che giustificato.

A essere maligni, e spesso ci si azzecca, sembra quasi che tale silenzio nasconda un malcelato imbarazzo. In fondo, e questo è quello che non potrà mai essere ammesso, se l’Isis prendesse Deir Ezzor (e in questo modo creasse il suo Califfato nel Nord della Siria), andrebbe a complicare, e non poco, i piani di Assad e di Putin sul futuro del Paese, minandoli nel profondo.

Una complicazione che potrebbe esplodere fin da subito: il 23 è previsto un incontro di pace ad Astana, in Kazakistan, dove Russia, Turchia e Iran intendono far dialogare fra loro il governo siriano e i suoi oppositori (sono esclusi l’Isis e al Nusra perché organizzazioni dichiaratamente terroriste), ponendosi come facilitatori e garanti.

Se Deir Ezzor cadesse prima dell’incontro nella capitale kazaka, il governo di Damasco vi giungerebbe piuttosto malconcio. Tanto che alcune fazioni dell’opposizione ivi convocate potrebbero anche decidere di far saltare il banco per provare a esplorare le opportunità offerte dalla nuova situazione sul terreno. Da qui la tempistica e la virulenza dell’offensiva sulla città.

In fondo, e neanche troppo in fondo, tale sviluppo della situazione non sembra dispiacere a quanti in Occidente hanno sostenuto in tutti i modi la necessità di un cambiamento di regime in Siria (e le fazioni jihadiste che stanno tentando di metterlo in pratica).

Un progetto geopolitico che sembra spingere addirittura la diplomazia e i media occidentali a fare oggi un tacito tifo per le Agenzie del Terrore che stanno assaltando Deir Ezzor.

Tacito, ché non potrà mai essere ammesso apertamente. Semmai ci si limiterà in un eventuale futuro a prender atto con una nota di cronaca, e con altrettanta tacita soddisfazione, della caduta della città “governativa”.

Non si spiega altrimenti questa olimpica indifferenza alle mosse dell’Agenzia del Terrore (anzi ci si affanna, al contrario, a criminalizzare chi la sta combattendo, dalla Russia ad Assad).

Infatti, quale occasione migliore per colpire l’Isis, come più volte ripetuto nei voti dei politici occidentali dopo i vari attentati?

Sono davvero tanti i terroristi sodali di quanti hanno fatto strame in Occidente a ritrovarsi oggi a ridosso della città siriana. Basterebbe raccordarsi con Mosca e Damasco per spazzarli via, peraltro prima che conseguano una vittoria più che strategica.

Invece nulla di nulla. Anzi gli Stati Uniti hanno incrementato il lancio di armamenti leggeri e pesanti diretti alle fazioni jihadiste che dovrebbero, in teoria, attaccare Raqqah (attacco sempre rimandato in favore di obiettivi governativi).

Nonostante gli stessi americani ammettano che i lanci aerei di tali materiali non possono essere accurati. E nonostante esistano video dell’Isis, come dà conto l’Agenzia di stampa iraniana Fars, che ritraggono i terroristi mentre recuperano il sofisticato armamento improvvidamente piovuto dal cielo. Particolare, anche questo, che non può sfuggire all’occhiuta intelligence statunitense.

Si ha, insomma, la sgradevole sensazione (per usare un eufemismo) che oscuri interessi stiano portando la diplomazia occidentale a privilegiare le ragioni della geopolitica a quelle dell’umanità. Tanto da preferire il Terrore a quanti, fosse anche a torto (e così non è), ostacolano tali stolide ragioni.

Nella foto: terroristi dell’Isis a Deir Ezzor

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