18 gennaio

L’accordo tra Hamas e Fatah

«Hamas e Al-Fatah hanno raggiunto un accordo per un governo palestinese di unità nazionale. L’intesa mette fine a 10 anni di conflitto interno, dopo la presa del potere da parte del movimento islamico a Gaza nel 2007. L’annuncio è stato dato da Mosca, dove da due mesi erano in corso negoziati non ufficiali».

 

«Una base dell’accordo era stata raggiunta al Cairo fra il presidente palestinese e leader di Al-Fatah Abu Mazen e il leader di Hamas Khaled Meshal, lo scorso 24 novembre. I colloqui erano poi proseguiti a Mosca e a Beirut, con la partecipazione anche del movimento Jihad Islamica. Le tre fazioni ora formeranno un nuovo Consiglio nazionale palestinese che a sua volta eleggerà il Comitato esecutivo, i vertici del potere palestinese». Così Giordano Stabile sulla Stampa del 18 gennaio.

 

Nota a margine. L’accordo avviene dopo la condanna dell’Onu delle colonie israeliane, ormai ufficialmente «illegali», e la Conferenza di pace realizzata la scorsa settimana in Francia, poco più che un Convegno, nella quale è stata ribadita la necessità di giungere alla soluzione dei due Stati.

 

Più volte negoziato e più volte saltato per vari motivi, stavolta l’accordo tra le diverse anime dei palestinesi pare si sia chiuso davvero. Grazie alla mediazione dell’Egitto, che da tempo si è posto come figura di mediazione tra israeliani e palestinesi, ma soprattutto della Russia, che in questo modo rilancia ancora una volta la sua influenza in Medio Oriente.

 

Mosca si era detta disponibile a ospitare un tavolo di negoziati tra israeliani e palestinesi, ricevendo un consenso di massima dalle parti. L’accordo tra le più importanti fazioni palestinesi potrebbe rilanciare l’ipotesi. Ma sul tema far previsioni più stringenti è esercizio inutile, stante le molteplici variabili in campo.

 

Da capire anche come tale accordo inciderà sulla percezione internazionale di Hamas, considerato un movimento terrorista, anche per la forte pressione in tal senso da parte delle autorità israeliane. In quanto tale non si può negoziare con esso, nonostante governi sulla Striscia di Gaza, quindi su quasi due milioni di persone.

 

L’accordo con Fatah, che invece il mondo considera un interlocutore privilegiato per trattare il destino della Palestina, potrebbe cambiare qualcosa in tal senso.

 

11 agosto

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