11 gennaio

Le Croci di san Francesco

In mostra ci sono solo nove opere, ma verrebbe da dire che bastano e avanzano. È la mostra Francesco e la croce dipinta che si può vedere sino al 29 gennaio alla Pinacoteca nazionale di Perugia.

 

In che senso bastano e avanzano? Perché ognuna di queste croci, spesso di grande misura, custodisce una tale quantità di dettagli e di soluzioni dense di significati, che non si finisce mai di esplorarle.

 

Tra queste croci ne manca una che, purtroppo, è andata persa, ma che certamente era la più importante: quella che a Giunta Pisano venne commissionata per la Basilica di San Francesco nel 1336.

 

Un’opera che per le repliche e le copie che conosciamo, rappresentò una sorta di spartiacque perché traduceva la novità di Francesco in pittura. Era una croce sagomata su cui era stato dipinto non più un Cristo triumphans come da tradizione (cioè già vittorioso sulla morte), ma un Cristo patiens.

 

Si tratta quindi di un’immagine intensamente drammatica, in cui la passione del Signore è rappresentata in tutta la sua dolorosa concretezza. A Perugia sono presenti nove altre Croci, tutte di matrice francescana, realizzate negli anni successivi, a testimonianza di quanto profonda e immediatamente condivisa risultasse quella svolta.

 

Tra i maestri protagonisti di quel momento, che anticipa e annuncia la rivoluzione di Cimabue, c’è senz’altro il maestro della Croce di San Francesco. Fu lui a tirare in modo più radicale le conseguenze del nuovo inizio avviato da Francesco, traducendo in modo sorprendente e diretto la sua visione.

 

Ai piedi delle sue due crocifissioni, infatti, troviamo una piccola scena che rende ragione della svolta realistica impressa alle rappresentazioni religiose. Nel suppedaneo (la tabella inferiore della Croce), l’anonimo maestro per due volte ha dipinto una piccola figura di san Francesco in adorazione dei piedi piagati di Cristo.

 

Ma nella seconda versione, oggi conservata nella stessa Galleria nazionale dove è ospitata la mostra, il maestro si spinge ancora più in là nel restituire verità a questa scena: si vede infatti Francesco che in un impeto di affetto abbraccia i piedi di Gesù.

 

È un gesto quasi d’impeto, appunto, dettato da un amore così profondo, che non può esimersi dall’andare oltre le forme canoniche. Ma il Francesco che abbraccia i piedi di Gesù e quasi sembra attaccarsene come ci si attacca a qualcosa che ci porta alla salvezza, ci garantisce che quel corpo appeso alla Croce è assolutamente reale.

 

È un’immagine che commuove per la sua imprevedibilità, per quel suo rompere le regole e magari anche il decoro. Ma è un’immagine che salda la distanza tra l’opera e la vicenda che nell’opera viene rappresentata.

 

Il Francesco che si slancia ad abbracciare il piede di Cristo non lascia spazio a dubbi circa la realtà fisica di Cristo, testimoniata lì sulla tavola dipinta, sofferente nella sua carne, ma comunque caritatevolmente presente al nostro destino.

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