9 gennaio

È morto Rasfanjani

«La voce dell’annunciatrice alla tv iraniana tremava nel dare la notizia. È morto ieri Akbar Hashemi Rafsanjani, 82 anni. Dire che è stato un ex presidente della Repubblica islamica non rende l’idea: per tutta la vita è stato il manovratore della Repubblica iraniana, tanto da meritarsi soprannomi come “Akbar Shah” (grande re)».

«Era il nume tutelare dei moderati e dei riformisti, capeggiati dall’attuale presidente Hassan Rouhani, che credono nell’apertura all’Occidente e in maggiori libertà sociali». Inizia così un articolo di Viviana Mazza, sul Corriere della Sera del 9 gennaio, dedicato alla scomparsa del più influente politico iraniano degli ultimi trent’ anni».

La cronista ricorda come fu proprio Rasfanjani a far eleggere l’attuale guida spirituale dell’Iran e degli sciiti, l’ajatollah Khamenei, che in cambio gli consegnò la presidenza nonostante fosse distante dalle sue posizioni. Cadde poi in disgrazia agli occhi degli ultraconservatori, tanto che nel 2009 appoggiò il movimento verde, portatore di istanze di democratizzazione, che fu represso con la forza (due dei suoi figli furono incarcerati, ricorda la cronista).

Interpellata dalla Mazza, Ellie Geranmayeh, dell’European Council of Foreign Relations, spiega che egli «era cruciale per mettere insieme la fazioni politiche che hanno appoggiato il centrista Rouhani nel 2003. Così Rouhani ha perso uno dei suoi sostenitori chiave». Non solo, Rasfanjiani, che pure «contribuì a creare il nucleare iraniano», fu «uno dei mediatori dell’accordo per limitarlo».

Aveva perso potere, spiega ancora la Geranmayeh, e però «era membro dell’Assemblea degli Esperti, che sceglierà la prossima Guida Suprema. Avrebbe potuto spingere per una scelta più moderata».

Nota a margine. Con la scomparsa di Rasfanjani l’Iran e il mondo perdono un elemento di equilibrio, dal momento che sapeva mediare tra varie istanze. Ciò accade in un momento alquanto cruciale: Donald Trump ha affermato più volte di voler disconoscere l’accordo sul nucleare iraniano.

Ed è probabile sia questa una delle sue prime iniziative, dal momento che sul punto trova contrapposizioni invero deboli. L’esperienza di Rasfanjani avrebbe potuto aiutare l’Iran a uscire dall’impasse.

Il fatto poi che la successione all’attuale ajatollah. che molti analisti prevedono non troppo lontana, sia attuata senza il grande vecchio della politica iraniana non è di buon auspicio. Rouhani e i suoi rimangono orfani. 

Va rilevato, infine, che ebbe un rapporto privilegiato con l’Italia, soprattutto grazie all’amicizia che lo legava a Giulio Andreotti, del quale costituiva una sorta di omologo iraniano.

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