5 gennaio

Israele e il nodo Gerusalemme

«Spostare l’ambasciata [degli Stati Uniti ndr.] a Gerusalemme non è una buona idea» ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato americano John Kirby ai giornalisti. “Non è costruttivo per il processo di pace nel suo complesso».

«E potrebbe mettere inutilmente in pericolo un po’ della nostra gente, alcuni dei nostri soldati, in particolare quelli che lavorano presso l’ambasciata» ha aggiunto.

Parole che intendono porre un freno all’ipotesi di un trasferimento della sede diplomatica Usa in Israele, come da intenzioni (almeno pare) del nuovo presidente americano.

Uno spostamento che potrebbe preludere al riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele, come vorrebbe una proposta di legge redatta da alcuni senatori americani di primo piano: Ted Cruz, Dean Heller e Marco Rubio. Una notizia, quest’ultima, riferita dall’Agenzia di stampa turca Anadolu.

Nota a margine. Tante controversie si intersecano in questi giorni sul cielo del focolare ebraico: da poco l’Onu ha dichiarato illegittime le colonie israeliane in Cisgiordania, con un voto che ha suscitato reazioni a Tel Aviv, mentre l’inizio della presidenza Trump potrebbe rilanciare, appunto, la disputa sullo status di Gerusalemme, ad oggi divisa tra arabi e israeliani.

Controversie che si intersecano con il dibattito sul futuro del dialogo tra israeliani e palestinesi, oggi talmente oscuro che alcuni ambiti ebraici sostenitori finora della soluzione “due popoli due Stati” iniziano a interrogarsi sulla possibilità di porre fine al decennale conflitto attraverso la creazione di uno Stato bi-nazionale.

Tali dibattiti si accendono in un clima politico alquanto teso a causa di un’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il primo ministro Benjamin Netanyahu, sul quale aleggia l’accusa di corruzione e frode. 

Un’iniziativa clamorosa da parte della polizia, autorizzata dalla procura generale, non solo per la caratura del personaggio, ma anche per la portata delle accuse (il quotidiano Haaretz ha scritto di rivelazioni che potrebbero far «tremare la terra»).

Netanyahu, al solito, ostenta sicurezza, come scrive Ben Caspit su Al monitor, in un articolo nel quale riassume la vicenda. Che conclude così: «Egli è convinto che vincerà, ma tutti gli altri non sono così sicuri».

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