29 dicembre

Putin & Trump

Sul Corriere della Sera del 28 dicembre, Paolo Valentino spiega che la Russia non ha mai atteso con tanta attenzione l’insediamento di un presidente americano. Tanti i motivi di questa speranza, spiegano alcuni osservatori russi al cronista del Corriere, in particolare quello per cui con Donald Trump potrebbe aver termine il «mantra del cambio di regime», che ha scardinato «Iraq, Siria, Libia, Ucraina, con modelli diversi, in modo coperto o scoperto» (così Dmitrij Suslov, direttore del Centro di Studi europei alla Scuola superiore di economia).

Eppure restano tante perplessità sui futuri rapporti tra Putin e Trump. Così sul Corriere: «“Trump – spiega Suslov – vede Pechino come l’avversario strategico numero uno. Tutte le nuove spese per gli armamenti che ha annunciato andranno sicuramente a rafforzare il dispositivo militare nel Pacifico. E vorrebbe avere Putin dalla sua parte in questo scenario. È simmetricamente l’opposto di quanto fecero Nixon e Kissinger negli anni Settanta, quando usarono la Cina in funzione anti-sovietica””Ma noi-spiega un diplomatico russo – non siamo pronti a mettere a rischio i rapporti con Pechino per far piacere agli Usa. La Cina è per noi una grande opportunità economica. E inoltre Putin considera l’Eurasia una priorità strategica”».

Altro dossier che potrebbe risultare divisivo è il nucleare iraniano, che vede Trump intenzionato a far saltare l’accordo stipulato con Teheran da Obama. Una mossa che «non sarebbe né capita né accettata da Putin», secondo Suslov.

Così gli analisti russi prevedono due anni favorevoli nei rapporti Usa-Russia, seguiti da due di stallo, prima della nuove presidenziali Usa che vedrebbero l’attuale presidente sconfitto.

Nota a margine. Pubblichiamo parte dell’inchiesta di Valentini perché ci sembra indicare uno scenario futuro alquanto probabile. In effetti, al di là dei motivi di convergenza tra i due presidenti, anzitutto la guerra al terrorismo, il nodo cinese e quello iraniano sono destinati a pesare sui loro rapporti.

Il problema iraniano può essere aggirato con accordi successivi stipulati dallo stesso Trump di cui Putin potrebbe farsi garante.

Ma la questione cinese resta: per gli Stati Uniti l’ascesa economica del Dragone, destinata a diventare la prima potenza economica globale, è problema esistenziale.

Trovare una soluzione a questa questione tramite accordi commerciali e diplomatici non sarà facile, ma è essenziale. Non si tratta solo di salvare il rapporto tra Russia, Cina e Stati Uniti, ma di evitare tensioni che possono portare a una guerra mondiale, come preconizzato dal finanziere George Soros, le cui parole vanno prese con la dovuta attenzione (è persona informata dei fatti).

Va, infine, tenuto presente che forze oscure quanto potenti tenteranno in tutti i modi di far fallire tali convergenze; ed eventuali divergenze sulle questioni cinese e iraniana potrebbero essere usate come grimaldello per far saltare il banco. 

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