28 dicembre

I Rockefeller vs Trump

«The Cousins, i 21 cugini, si riuniscono ogni anno nella stanza 5600 del grattacielo stile liberty che porta il loro nome»: si tratta del Rockefeller center e loro sono gli eredi della nota famiglia, una delle più potenti del pianeta.

«Quest’anno – rivela Federico Rampini sulla Repubblica del 27 dicembre – il loro summit avrà un’urgenza particolare. Nel mirino della più potente famiglia della storia americana ci sarà un loro “dipendente” degenere, un traditore. Ovvero l’uomo che presto guiderà la diplomazia americana, e avrà la massima influenza sulla politica estera di Donald Trump», ovvero Rex Tillerson.

Si tratta di una guerra commerciale, ma anche giudiziaria. I Rockefeller hanno annunciato che disinvestiranno dalle «società che producono energie fossili», ma ciò avverrà in maniera graduale, tranne che alla Exxon Mobil, società della quale è amministratore delegato proprio Tillerson, dalla quale il ritiro dei loro fondi sarà «immediato».

La parte giudiziaria della controversia invece è stata innescata da un «lungo lavoro di giornalismo investigativo compiuto dalla Columbia’s Graduate School of Journalism… e finanziato personalmente dai Rockefeller» che accusa la Exxon Mobil di aver falsificato i dati sul cambiamento climatico per difendere i propri interessi, accedendo così alla tesi negazionista. Alla Exxon si difendono parlando di «complotto» ai loro danni.

Nota a margine. Difficile immaginare che i Rockefeller abbiano con la controparte contrasti di sola natura ambientalista. Ma al di là del reale motivo del contenzioso, quella che appare una banale faida tra potenti di questo mondo potrebbe avere risvolti molto più ampi.

Tillerson è la pedina più importante della squadra di Trump, quella che il neopresidente ha piazzato sulla scacchiera per favorire il dialogo con Putin, con il quale il petroliere intrattiene rapporti cordiali.

Se lo scandalo sollevato dai Rockefeller dovesse montare potrebbe travolgere l’amministratore delegato della Exxon. Creando serie difficoltà al tycoon e alla sua opzione pro-Russia.

I Rockefeller sono nemici potenti, tanto che lo stesso Rampini scrive che al loro confronto Trump è un «microbo» (il confronto è sulla ricchezza personale).

Se poi tale scontro dovesse infiammarsi nell’immediato, potrebbe mettere a rischio la stessa nomina di Tillerson, il cui incarico al Dipartimento di Stato deve esser ratificato dal Senato. 

Il fatto che i Rockefeller abbiano dedicato la loro riunione annuale alla controversia fa intuire l’importanza della posta in gioco…

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