24 dicembre

Natale, ecco il Paradiso

Pubblichiamo alcuni brani di un’omelia di Paolo VI tenuta in occasione di una messa del Natale 1969 (ci siamo permessi di evidenziarne alcuni passaggi..).

Una meditazione che piace sia accompagnata dalla bella natività di un presepe, al quale la tradizione ha affidato il compito di rappresentare in maniera semplice e immediata

, comprensibile anche a un bambino, il più grande mistero cristiano, l’incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Mistero gaudioso come rammenta il santo rosario (che cioè riempie di gioia), che sant’Antonio da Padova, come ricordava spesso don Giacomo Tantardini, sintetizza in maniera stupenda: «Natale, ecco il Paradiso».

Il Natale è festa grande perché ricorda il fatto che Gesù è venuto sulla terra, assumendo le sembianze umane per avvicinare tutti noi; e proprio perché nessuno avesse timore o soggezione o addirittura diffidenza a causa della sua venuta, ha scelto, per nascere, il posto più umile, l’ultimo posto, là dove non è difficile a nessuno d’avvicinarlo. Ha voluto apparire a noi intenzionalmente piccolo ed è venuto al mondo umilmente, anche se l’umanità non aveva fatto nulla per andare incontro degnamente al suo amore. Nessuno gli aveva assicurato fedeltà; anzi, prima ancora che venisse, egli era stato dimenticato, offeso con il peccato.

Egli è venuto proprio perché noi eravamo indegni; la nostra morte spirituale lo ha spinto a venire e a farsi povero e fragile come noi, tranne naturalmente che nel peccato. Anzi Egli è venuto per ognuno di noi. Si può ben ripetere con l’Apostolo: per me. Ognuno è stato oggetto di pensiero da parte di Dio. Egli ha voluto divenire fratello, collega, amico nostro. Ed è venuto per amore. Ciascuno di voi, dunque deve riflettere su questo; deve sentire dentro di sé: io sono stato amato da Dio. Quanto è felice un bambino, quando non tarda ad accorgersi che la sua mamma gli vuol bene; e come esprime la sua gioia!

Ed ecco: in questo santissimo giorno del Natale l’annunzio ci viene ripetuto: il divino Amore per tutti noi. Avete sentito poco fa la lettura dell’Epistola nella quale San Paolo ricorda che oggi «è apparsa la bontà del Signore!». Il Natale va considerato, appunto, come un fiotto di bontà che si riversa su ogni uomo. Non possiamo, davvero, rimanere inerti, indifferenti di fronte al mistero di questo amore che ci insegue e ci accompagna, in un mondo dove la gente non si comprende e dove tutti cercano di eliminare gli altri o almeno difendersi da coloro con i quali si convive, in un mondo fatto di indifferenza, se non addirittura di odio. Invece il Signore ci vuole ed invita, ci capisce, ci chiama per nome, suggerisce al nostro cuore parole attraverso le quali sentiamo chiaramente di essere degli eletti e prediletti nel senso più alto e più vero di questa realtà.

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