Postille

23 dicembre 2016

In morte del killer di Berlino (1)

È stato ucciso il presunto attentatore di Berlino, il tunisino Anis Amri. Alle tre di notte a Sesto San Giovanni. Era stato fermato per un banale controllo che ha innescato la sua reazione: ha infatti sparato, ferendo un poliziotto ed è stato freddato dal suo compagno di pattuglia. Questa la ricostruzione data dal ministro degli Interni Marco Minniti.

 

Sui media tale resoconto è stato arricchito da un particolare: l’uomo avrebbe urlato “Allah Akbar”. Alcuni riportano che tale preghiera islamica, che in bocca a questi assassini è grido di bestemmia, sarebbe risuonata al momento di estrarre la pistola, altri la collocano in un momento successivo, cioè prima di morire.

 

Al di là della contraddizione temporale, il particolare stride con la ricostruzione riferita dal ministro degli Interni, basata evidentemente sul rapporto dei poliziotti (i più diretti testimoni dell’accaduto), che non ha accennato al particolare. Evidentemente gli agenti non hanno sentito nulla del genere, altrimenti l’avrebbero inserito nel loro rapporto.

 

Un resoconto ufficiale peraltro in linea con quanto avvenuto a Berlino, dove il grido di battaglia proprio dei funzionari del terrore non è risuonato affatto. L’assassino, o forse gli assassini, hanno preferito un profilo più understatement, ovvero la fuga silenziosa.

 

Insomma il particolare riportato dai media è del tutto inventato, nascosto sotto la formula generica “testimonianze anonime”, peraltro di testimoni che avrebbero dovuto esser vigili alle tre di notte in un quartiere così periferico di Milano.

 

Il particolare, però, dà colore alla cronaca, e si inquadra perfettamente nella narrazione di un attentato di marca islamista, anzi è un po’ la ciliegina sulla torta di questo racconto. Peccato sia del tutto inventato.

 

Dar conto di questa boutade non serve tanto a smascherare chissà quale complotto, solo a ironizzare su un certo un modo di fare giornalismo che mescola realtà e finzione, dove a volte la finzione conta più della realtà. Non è un bene, soprattutto quando si tratta di questione di vita o di morte, come appunto la strage del mercato di Natale.

 

Detto questo c’è un passaggio della conferenza stampa di Minniti, che abbiamo ascoltato in diretta, che ci ha alquanto incuriosito: quando il ministro ha spiegato che dopo l’abbattimento dello sparatore folle, i poliziotti hanno avviato delle verifiche giungendo alla conclusione che fosse appunto Amri.

 

In questi giorni il tunisino era la persona più ricercata del pianeta, le sue foto campeggiavano su tutti i giornali del mondo… che verifiche occorreva fare? Curiosità, nulla più.

 

Come curiosità desta la fuga del tunisino magico, che elude la caccia all’uomo di cui è fatto segno da parte di tutte le polizie d’Europa, passando inosservato le frontiere per giungere fino in Italia. Ma magari sarà fornita una spiegazione, si spera ragionevole, anche a questo.

 

Detto ciò in un nostro articolo precedente abbiamo posto domande sulla ricostruzione ufficiale della mattanza di Berlino (cliccare qui per leggerlo). Possibile che questo Amri sia uno dei killer, magari il terminale ultimo dell’operazione. Ma mancherebbero suoi complici.

 

E però la sua uccisione chiude ufficialmente il caso. Che forse, invece, avrebbe meritato indagini più approfondite… aiuterebbero forse a prevenire ulteriori stragi. Tant’è.

 

(segue a breve la 2 puntata)