14 dicembre

Il Renzi bis

Il nuovo governo Gentiloni riceve la fiducia. Dal Parlamento che è sovrano. Peccato che la sua sovranità derivi dal fatto di essere espressione della volontà popolare, che in democrazia si esprime tramite elezioni.

 

Elezioni che sono diventate un optional: si possono fare o non fare a seconda della bisogna. E di “bisogna” negli ultimi anni sembra ce ne sia stata pochina.

 

Così l’Italia, dopo le dimissioni di Renzi, si ritrova con l’ennesimo governo non eletto, che non ha neanche il pregio dei vecchi governi democristiani definiti di transizione, o “ponte” o “balneari”. la cui scadenza era dichiarata ab initio come garanzia appunto della necessità di un’investitura popolare.

 

Vacua giustificazione il fatto che il titolare del precedente governo si sia semplicemente dimesso e che, senza una vera e propria crisi politica, esistano le condizioni politiche per una continuazione dello status quo (con inevitabile maquillage).

 

Né il fatto che ci siano “i numeri” per una maggioranza giustifica in alcun modo il mancato ricorso alle urne (se non subitaneo almeno previsto).

 

Quel che è avvenuto il 4 dicembre, infatti, è ben più di una crisi politica: il governo Renzi, che è poi anche quello attuale, ha investito tutto il suo credito politico su quella che è stata spacciata per riforma costituzionale (in realtà un tentativo di snaturare in senso oligarchico la democrazia italiana).

 

Il “No” registrato nel voto popolare è stato quindi un rigetto non solo della cosiddetta riforma, ma anche dei suoi interessati promotori. Il 60% degli italiani si è espresso contro quel governo, che è poi l’attuale.

 

Questi sono i “numeri” che contano. Quelli trovati nel Parlamento dal Renzi bis sono “numeri” virtuali, buoni al massimo per speculazioni politiche o elucubrazioni di tipo cabalista.

 

Certo, non c’è una legge elettorale per tornare a votare. Ma al di là dei vari escamotage per aggirare il problema, e ce ne sono, resta che non c’è perché il governo precedente, cioè l’attuale senza Renzi, ha patrocinato una legge elettorale folle, l’Italicum, che tra i suoi tanti difetti ha anche quello di essere valida solo per la Camera. Perché concepita come pendant necessario di una riforma costituzionale.

 

Da qui la lacuna attuale, che deriva quindi non da un vuoto legislativo, ma da un’iniziativa politica viziata dalla hybris del precedente-attuale governo, che non ha previsto alcuna alternativa in caso di sconfitta referendaria, ritenendola semplicemente non concepibile.

 

Una lacuna, è bene precisarlo, di cui si avvantaggiano gli stessi che hanno agito in maniera tanto sconsiderata, dal momento che continuano a governare (con o senza Renzi è particolare secondario).

 

Tali sono i danni del circolo etrusco che ha espresso Renzi e i suoi derivati, creando un vulnus ferale alla democrazia italiana come mai in precedenza.

 

D’altronde che tale circolo culturale-finanziario (che ha anche la sua personale banca, l’Etruria) avesse scarse propensioni democratiche è stato evidente fin dall’elaborazione della cosiddetta riforma costituzionale.

 

Simbolico in tal senso anche che il nuovo primo ministro abbia un passato da extraparlamentare, ambito variegato nel quale il gioco della democrazia era alquanto alieno (altro che ascendenze democristiane come da narrativa mediatica…).

 

Ma la hybris ha già perso questa classe dirigente una volta, la perderà ancora. Hanno già perso infatti il 4 dicembre: far finta di nulla non li salverà dal naufragio. Perché il giorno del referendum si è scritta una pagina di storia. Le vicende del nuovo governo appartengono alla cronaca. Cronaca politica, certo, ma che tracima nella cronaca nera.

 

 

 

 

 

 

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