13 dicembre

Francesco scrive ad Assad

«Moltiplicare gli sforzi di tutti per mettere fine alla guerra in Siria e ripristinare la pace». Questo un passaggio di una missiva che papa Francesco ha inviato ad Assad e pubblicata ieri in parte dall’Agenzia di stampa siriana Sana.

 

Una lettera nella quale Francesco esprime la sua vicinanza al popolo siriano, anzi la rinnova, dal momento che da anni non si stanca di ribadire la sua partecipazione alle sue sofferenze. E nella quale si chiede il rispetto «della legge umanitaria internazionale» e la «protezione dei civili e l’accesso degli aiuti umanitari».

 

Inoltre vi si esprime la condanna «per ogni forma di estremismo e terrorismo».

 

La missiva è stata consegnata in via privata al presidente siriano dal cardinale Mario Zenari, che nonostante sia stato insignito della porpora nel recente Concistoro è rimasto nunzio in Siria, come ha tenuto a sottolineare Assad durante il colloquio con lo stesso, a testimonianza di una vicinanza ininterrotta con quell’angolo di mondo.

 

Iniziativa irrituale, quella di Francesco. Che ha voluto intervenire in prima persona nella speranza di poter favorire un attutimento delle sofferenze dell’amato popolo siriano.

 

D’altronde Francesco è uso all’irrituale, tanto che ormai anche la sua imprevedibilità appartiene alla ritualità di questo pontificato.

 

Quel che colpisce di questa iniziativa, al di là dei doverosi e inevitabili accenni umanitari (che prima di essere valori umanitari sono principi di carità cristiana), è la forte condanna al terrorismo e all’estremismo.

 

Cenni che non appaiono rivolti all’esercito regolare siriano, che pur combattendo una guerra che miete anche vittime civili, né potrebbe essere diversamente date le circostanze, non usa come metodo bellico il terrorismo, proprio invece dei suoi antagonisti.

 

Non è una scelta di campo quella del Papa, ovvio, né potrebbe neanche lontanamente esserlo, ma una distinzione, anch’essa doverosa, tra metodi di lotta diversi.

 

Ma al di là del particolare, la cosa più importante di questa missiva è il suo destinatario, ovvero il presidente siriano Bashar al-Assad.

 

Per anni politici di tutto il mondo hanno ripetuto che Assad avrebbe dovuto abbandonare il potere (e proprio per ottenere questo si è scatenata questa guerra senza quartiere).

 

Allo stesso modo, fin dall’inizio i cosiddetti ribelli, ovvero feroci jihadisti assoldati in tutto il mondo e ivi scatenati, avevano messo come pre-condizione per avviare dei negoziati di pace l’abdicazione di Assad.

 

Assad, insomma, non è considerato un interlocutore né per i cosiddetti ribelli né per il mondo, tranne che per i suoi alleati, in particolare russi e iraniani, che ne riconoscono la legittima sovranità.

 

Una situazione che ormai è cambiata, dal momento che anche la comunità internazionale sembra aver ormai accettato l’ineluttabilità della permanenza di Assad al potere. Un’accettazione tacita, un dato di fatto di cui parlare ancora solo in via ufficiosa.

 

Questo il risultato di una campagna militare condotta da siriani e alleati, che ha ribaltato l’esito di una guerra che sembrava destinata a rovesciare il governo di Damasco.

 

Tanto che anche i cosiddetti ribelli, o almeno parte di questi, sembrano essersi arresi all’evidenza.

 

Così l’importanza di questa missiva risiede soprattutto nel fatto che il Papa, quindi la Santa Sede, ha riconosciuto Assad come un interlocutore necessario col quale rapportarsi per avviare la sospirata cessazione delle ostilità e un processo di pace.

 

Un riconoscimento politico, quindi, se così si può dire di una missiva che ha ben altro segno e scopo. E un riconoscimento di alto valore. Tanto che Assad l’ha subito resa nota.

 

Colpisce (o forse no stante la devastante narrazione che aleggia attorno ad Assad) che la notizia, pur se di rilevanza internazionale, sia stata ripresa davvero pochino dai media nostrani (far prevalere la propria linea editoriale sulla realtà è anche segno di provincialismo).

 

La fine della battaglia di Aleppo è ormai prossima. Con la sua caduta, la comunità internazionale potrebbe accettare anche ufficialmente e concordemente la permanenza di Assad al potere, e avviare trattative stavolta serie e ad alto livello. La missiva papale può aiutare anche in questo.

 

 

 

 

 

 

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