16 novembre

Putin e l’arresto del ministro dello sviluppo russo

Aleksej UljukaievArrestato nel cuore della notte a Mosca Aleksej Uljukaiev, ministro dello Sviluppo economico russo, colto in flagrante mentre prendeva una tangente di due milioni. «Mai un politico di così alto rango era stato arrestato in Russia dopo il collasso dell’Urss nel ’91», scrive Francesco Mimmo sulla Repubblica del 16 novembre.

«L’operazione finita sotto inchiesta è la cessione […] della Bashneft a Rosneft – dettaglia Mimmo -. L’accordo si è chiuso il 6 ottobre, ma non erano mancati i dubbi. Da parte di Putin, in primis, che però non si era mai formalmente opposto, e da parte dello stesso ministro che aveva dato inizialmente parere negativo».

«Uljukaiev – spiega il cronista – è un politico “liberal”, in passato considerato più vicino all’attuale premier Medvedev (che lo aveva nominato ministro nel 2013) che a Putin. Già vice della Banca centrale russa, era stato uno degli artefici del primo pacchetto di riforme economiche della Russia postcomunista. Ironia della sorte proprio ieri si festeggiava il 25esimo anniversario di quelle misure».

Pare che il ministro avesse inoltre spinto per privatizzare alcuni asset pubblici per far fronte all’attuale crisi causata dalle sanzioni, ma che avesse trovato opposizione nei circoli più vicini al presidente russo.

Nota a margine. Arresto più che simbolico. A quanto pare, dopo la vittoria di Trump, Putin si sta levando alcuni sassolini dalla scarpa, togliendo potere a quel mondo liberal che pure era, ed è, necessario per la tenuta economico-finanziaria della Russia, grazie ai suoi rapporti con il mondo occidentale.

Anche la convivenza tra Putin e Medvedev è parte di questo compromesso necessario, stante che il secondo ha solidi legami con tali ambiti, alquanto distanti dal presidente.

Una diarchia, quella tra Putin e Medvedev, meno salda di quanto appare. Basti pensare alla guerra scatenata da Sarkozy e dalla Nato in Libia, alla quale l’allora presidente Medvedev oppose una debole resistenza, al contrario della ferma opposizione di Putin, che, allora primo ministro e depauperato dei suoi poteri, dovette assistervi quasi impotente. 

Da vedere se l’arresto di questi giorni resterà episodio isolato e solamente simbolico, monito a futura memoria, oppure se indica l’inizio di un rimescolamento all’interno del potere russo.

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