4 novembre

Duterte apre alla riconciliazione nazionale

Davao-OCIO-Duterte-for-presidentNur Misuari, leader del Fronte nazionale di liberazione Moro, movimento islamico attivo nelle Filippine,  è uscito dalla clandestinità per incontrare il presidente Rodrigo Duterte. Dal 1969 il Fronte è in guerra con il governo centrale per ottenere la secessione di alcune regioni del Paese popolate dall’etnia Moro.

Questo incontro, favorito dalla sospensione del mandato di cattura spiccato contro Misuari dalla magistratura, è stato fortemente voluto da Duterte, intenzionato a trovare un punto di accordo con il leader ribelle.

Il Fronte aveva già trovato un’intesa con il predecessore di Duterte, Benigno Aquino, ma era rimasto sulla carta. Questa nuova trattativa punta quindi a chiudere definitivamente una sanguinosa e pluridecennale guerra civile.

Resta invece chiuso ogni spiraglio di trattativa con il feroce gruppo terrorista Abu Sayyaf, che una possibile riconciliazione tra il Fronte e il governo potrebbe contribuire a isolare (la notizia è stata riportata da Russia Today il 3 novembre).

Nota a margine. In un mondo preda di conflittualità crescenti. queste prove di intesa filippine suonano come felice oasi.

Personaggio bizzarro il presidente Duterte, impegnato in una lotta letteralmente all’ultimo sangue contro spacciatori e consumatori di droga. E in una riconversione geostrategica del Paese: sembra infatti fermamente intenzionato ad abbandonare il rapporto privilegiato con gli Stati Uniti in favore della Cina, aprendo a quest’ultima le porte dell’area del Mar cinese meridionale di propria pertinenza.

Cosa che avrà ripercussioni nel contesto della contesa tra Pechino e altri Paesi bagnati da quel tratto di mare che il Dragone ha individuato come indispensabile alla sua sicurezza e alle sue prospettive di sviluppo.

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