31 ottobre

L’Europa “à la carte”

403x296_337096_scozia-sturgeon-apertura-nei-mieSul Corriere della Sera del 29 ottobre, Sergio Romano si interroga sul destino della Scozia, che deve decidere se abbandonare l’Inghilterra del post-Brexit in favore di un destino europeo. In realtà, secondo l’ex ambasciatore a Washington, sono troppi i vincoli tra Scozia e Inghilterra perché si possa immaginare un distacco di Edimburgo da Londra.

Scrive Romano: «La signora Sturgeon [primo ministro scozzese ndr.] sembra pensare a un compromesso che consentirebbe alla Scozia, pur restando nel Regno Unito, di essere economicamente parte del Mercato unico. Vuole, in altre parole, il meglio dei sue sistemi: una formula che sembra essere auspicata anche dal sindaco di Londra per la sua città e che è considerata molto interessante dal Financial Times. Spero che la Commissione di Bruxelles e il Consiglio europeo stiano in guardia. Il risultato sarebbe un’Unione europea “à la carte”, in cui ogni Paese, se questa formula si generalizzasse, potrebbe scegliere dal menù ciò che gli piace»

Nota a margine. Allarme ragionevole quello di Romano, al quale ci permettiamo di aggiungere una considerazione. La Brexit ha inferto un vulnus nell’idea di Unione, che non può più essere data come definitivamente acquisita. Una decisione, quella della Brexit, maturata dall’interrogativo sotteso alle righe di Romano: i cittadini inglesi hanno deciso che l’Unione europea non rappresentava un’opportunità per il proprio Paese ma un vincolo frenante.

È un interrogativo che si pongono anche cittadini di altri Paesi membri. Far finta che tali interrogativi nascano solo a causa della propaganda populista è semplicistico e dannoso. Occorrono risposte, non populismi di segno opposto. Il rischio che quanto avvenuto a Londra alimenti un contagio è alto. 

Se è vero che l’Europa non può ridursi a un menù “à la carte”, è pur vero che non può ridursi a un piatto unico necessitato. I suoi obbligati clienti potrebbero decidere che il ristorante sia indigesto. 

Nella foto: Nicola Sturgeon e il presidente della Ue Jean Claude Juncker.

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