Riquadri

14 ottobre 2016

Rotella, Paolo VI

rotellapaoloVIChe sentimenti provava un artista giovane, sperimentale, in prima linea sulle barricate della modernità nei confronti della Chiesa agli inizi degli anni ’60? A rispondere per schemi si direbbe: indifferenza o rabbiosa opposizione. Ma gli schemi non contengono mai tutto della vita e questo quadro ne è un po’ la dimostrazione.

 

Lo ha realizzato un artista nato in Calabria, che però ha lavorato sempre tra Roma e Milano. Un artista umanamente simpatico, sanamente irrispettoso. Si chiama Mimmo Rotella, e ha fatto parte di quella corrente ribattezzata “nouveau realisme“.

 

In quegli anni scorrazzava di notte per Roma, strappando i primi manifesti pubblicitari che avevano anche festosamente trasformato l’immagine della città. Poi, tornato in studio, li ricomponeva creando opere capaci di testimoniare il fascino e le mille contraddizioni di quella stagione.

 

Ma da sperimentatore Rotella in quegli anni si cimentava anche in altre forme espressive, mischiando ad esempio pittura e fotografia, sull’onda di quello che Andy Warhol stava facendo nella sua factory agli albori della pop art.

 

Quest’opera con l’immagine di Paolo VI preso di spalle, fa parte di questa serie ed è esposta in una mostra milanese organizzata in occasione dei 10 anni dalla morte di Rotella, alla Galleria Voena. Ebbene, torniamo ora alla domanda da cui siamo partiti. Come può essere nata un’opera come questa, in un momento in cui il dialogo tra la chiesa e gli artisti era quanto mai conflittuale?

 

Per provare a rispondere non occorre fare teoria, ma bisogna guardare l’immagine. Rotella prende il Papa di spalle, lo prende in un atteggiamento davvero semplice e bello: apre le braccia come a voler accogliere tutta quella folla, per nulla irregimentata, che si era radunata intorno a lui. Sta come su in altura, così che le sue braccia si stagliano contro il cielo.

 

Possiamo solo immaginare il suo sguardo, certamente pieno di simpatia umana nei confronti di chi gli è venuto incontro: sembra quasi una riedizione di quegli stupendi passaggi evangelici in cui si racconta che Cristo si commuoveva della folla che aveva davanti. È proprio quello sguardo che non si vede ciò che forse ha attratto e anche commosso Rotella. Lui non è parte di quella folla. Lui sta dietro, perché la storia di tanti artisti era stata quella di aver rotto l’amicizia con la Chiesa (lo avrebbe ammesso con drammatica sincerità Paolo VI stesso nel suo discorso agli artisti nel 1964).

 

Ma ciò che ha conquistato Rotella è il fascino umano di quel gesto, scaturito gratuitamente in quella stagione così cruenta della storia della Chiesa e del mondo. Il rosso in cui ha voluto immergere l’immagine poi richiama due sentimenti: da una parte l’ardore e dall’altra il dolore. L’ardore di un desiderio che non si è affatto spento e il dolore per una frattura che si è consumata. Quest’immagine dice tutto questo, documentando con istintività e libertà una simpatia e anche una ferita.

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