Mondo

13 ottobre 2016

Il faraone si avvicina allo zar

«I parà russi si lanceranno sopra El Alamein e si uniranno alle forze speciali egiziane arrivate via terra. Le manovre militari «Protettori dell’amicizia» cominceranno all’alba del 15 ottobre. Lo scenario è quello di un massiccio attacco terroristico da uno “Stato vicino”, cioè la Libia, con “gli amici” russi chiamati ad aiutare le truppe del Cairo». Così Giordano Stabile sulla Stampa del 13 ottobre.

 

«Per la prima volta le forze armate della Federazione russa metteranno piede sul suolo egiziano», continua Stabile, il quale ricorda come Mosca avesse una base navale nel Paese mediorientale fino al 1972, anno nel quale Sadat la chiuse per far virare il suo Paese verso gli Stati Uniti, con il quale da allora ha stabili legami economici e militari.

 

Nota a margine. L’aspetto più rilevante della notizia sembra essere l’ipotesi di un attacco dell’Egitto via Libia. In quel caos che vede l’intervento palese e occulto occidentale a favore di Fayez Serraj, capo del governo di Tripoli (riconosciuto a livello internazionale e sostenuto dall’Occidente), e contro il generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e longa manus del Cairo nel Paese libico. 

 

La mossa russa mira quindi a espandere ancora di più la sua influenza in Medio Oriente, a scongiurare un’ipotetica aggressione all’Egitto di Al Sisi (peraltro indebolito all’interno dalla vicenda Regeni), ma soprattutto, nell’immediato, a rafforzare Haftar in Libia, dove il redde rationem tra i due principali poli politici del caotico Paese potrebbe sfociare in conflitto aperto. Speriamo sia scongiurato.