4 ottobre

Colombia: “no” alla pace

ll referendum affonda la pace. È accaduto in Colombia dove l’accordo di pace tra guerriglia e governo è stato sottoposto al giudizio popolare, venendo bocciato.

In realtà, però, secondo  César Rodríguez Garavito, analista interpellato dalla Stampa (3 ottobre), non è affatto così. Se è vero che molti ambiti della sicurezza hanno votato “No” nella prospettiva di una ripresa del conflitto, è vero anche che il «fronte del “no” è molto variegato: molti vogliono la pace, ma credono che l’accordo firmato da Santos [il presidente colombiano, il vero sconfitto di tale consultazione ndr. ] desse troppe concessioni ai guerriglieri».

 

Alle urne la Colombia si è spaccata in due. A votare “Sì” all’accordo sono state le popolazioni su cui più ha imperversato il lungo conflitto civile. «Il paradosso – ha spiegato Garavito – è che chi ha visto la guerra solo in tv ha deciso per chi l’ha vissuta realmente sulla propria pelle».

 

Conclude l’analista: «Bisognerà sedersi di nuovo a un tavolo e rinegoziare gli accordi. Ma stavolta andranno inclusi i rappresentati del no, che prima non c’erano. Servirà un appoggio più ampio possibile alla nuova intesa». Con una postilla finale: il tempo si è fatto breve. Se entro «6 mesi» non verrà prodotto un nuovo accordo il rischio che si torni a combattere, ad oggi scongiurato da una tregua, è altissimo.

 

Nota a margine. Brutta notizia, quella che arriva dal Sud America. Che forse va letta anche tenendo conto di un altro fattore, ovvero la rete del narcotraffico, che ha un suo peso specifico nel Paese e che è difficile immaginare indifferente a tale svolta. Narcotraffico che ha nel caos un brodo di coltura ideale e che certo si è interrogato sui cambiamenti causati agli “affari” da tale cambiamento,

 

Vedremo se e come il filo del dialogo potrà essere ripreso. Di certo c’è chi lavora alacremente per far ripiombare il Paese nell’incubo di una nuova guerra civile, che la dissipazione delle attuali speranze potrebbe rendere più feroce della precedente.

 

Certo, nell’occasione le forze del caos hanno potuto vincere sfruttando l’effetto sorpresa, aiutati dall’eccessiva fiducia  nutrita dagli avversarsi sull’esito del voto. Un effetto sorpresa del quale non potranno giovarsi ancora. E però aver spostato il Paese verso l’orlo dell’abisso, dal quale cercava di riemergere, è risultato di non poco conto: ora è più facile farvelo precipitare.

 

 

11 agosto

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