Mondo

28 settembre 2016

Sarkozy e i fantasmi della guerra libica

«Il sito di inchieste Mediapart ha pubblicato ieri i contenuti di un quadernetto di appunti appartenente all’ ex ministro del Petrolio libico, Shukri Ghanem, dove per la prima volta vi sono le prove scritte dei versamenti effettuati dal regime libico a favore di Nicolas Sarkozy. All’interno si parla di una serie di «versamenti occulti a favore dell’ex capo di Stato francese, per almeno 6,5 milioni di euro».

 

«Nel dettaglio: 1,5 milioni di euro ricevuti dall’allora direttore di gabinetto di Gheddafi, Bashir Saleh, altri tre da Saïf al Islam, secondogenito del rais, e i restanti due milioni da Abdullah Senussi, capo dei servizi libici». Così Mauro Zanon sul quotidiano Libero, che dettaglia come la vicenda sia emersa durante un’inchiesta su una vicenda di corruzione svolta nei  Paesi Bassi, e che il ministro del petrolio libico non potrà testimoniare perché il «suo cadavere è stato ritrovato in Austria, nelle acque del Danubio, il 29 aprile 2012».

 

 

Nota a margine. Il manoscritto costituisce una pietra d’inciampo non indifferente per la riconquista dell’Eliseo da parte di Nicolas Sarkozy, passato alla storia per aver dato inizio alla guerra di Libia

 

Conflitto sul cui epilogo da tempo aleggia un terribile sospetto, rilanciato anche da giornali importanti: l’assassinio del Colonnello sarebbe stato ordinato per seppellire per sempre il segreto inconfessabile che lo legava all’allora presidente francese.

 

Destini paralleli quelli di Sarkozy e della Clinton, ambedue strenui sostenitori dell’intervento libico e ambedue ancora in corsa per la conquista di incarichi di portata globale.

 

En passant, si ricordi il «wow» gioioso con il quale la Clinton accolse la notizia dell’omicidio efferato di Gheddafi (fu orrendamente torturato).

 

Esultanza immortalata da fotografie che il suo staff fece girare per il mondo, non rendendosi conto, probabilmente, dell’effetto straniante che poteva suscitare quella gioia accostata a tanta brutalità. 

 

Come in alcuni film, anche la tragica guerra libica vede fantasmi che tornano a tormentare i protagonisti di stragi pregresse. 

 

Quello dell’ambasciatore americano Christopher Stevens, ucciso in Libia nelle pieghe della destabilizzazione conseguente alla guerra, che ha tormentato la vita politica della Clinton (sulla quale pesa l’ombra di aver abbondato a un tragico destino l’uomo che a lei faceva riferimento).

 

E il fantasma di Muammar Gheddafi, oggi accompagnato da quello del suo ministro del petrolio, che turba da tempo i sonni dell’ex presidente francese. 

 

Non sappiamo il finale di questo film, ma si può individuare con certezza il genere: horror.

 

Un horror iniziato nel 2011, 19 marzo per l’esattezza, giorno di san Giuseppe, quando gli aerei francesi hanno iniziato a bombardare un Paese che da allora è piombato nel caos più totale (leggi anche alla voce Isis).