Come in cielo

26 settembre 2016

San Gregorio Magno e i poveri

All’interno dell’oratorio di Santa Barbara al colle Celio, edificato sui piani inferiori di una casa romana, una massiccia tavola di marmo risalente al VI secolo attrae lo sguardo del visitatore. Proviene dal Laterano, l’antica sede del papa. Proprio attorno a quest’antica antica mensa, papa Gregorio Magno, salito al soglio di Pietro il 3 novembre del 590, soleva raccogliere ogni giorno dodici poveri di Roma, servendoli personalmente a tavola, in memoria dei dodici apostoli di Gesù.

 

Un’antica biografia di un monaco greco narra che un giorno, a quei dodici poveri, se ne unì un tredicesimo. Non invitato da nessuno, fu servito da papa Gregorio con grande benevolenza.

La cosa si era ripetuta più di una volta. E nessuno, tanto meno il papa, aveva chiesto al misterioso povero da dove venisse.

 

Finché un giorno, il povero svelò al papa la sua identità: era un angelo inviato dal Signore come segno del Suo compiacimento  per la carità e l’umiltà dimostrate nei confronti dei poveri di Roma.  

 

A quel punto Gregorio era stato preso da grande timore. «Non temere» lo rassicurò l’angelo, «il Signore mi ha inviato a starti accanto fino a che tu rimarrai in questa vita e perciò qualsiasi cosa tu desideri dal Signore chiediglielo attraverso di me».

 

Allora il vescovo di Roma cadde con la faccia a terra e adorò il Signore dicendo: «se per un piccolissimo gesto, quasi una sciocchezza, il Signore rivelò tale abbondanza della sua misericordia da inviarmi il suo angelo perché stesse sempre accanto a me, quale onore non meriteranno coloro che dimorano stabilmente nei comandamenti di Dio e operano sempre secondo giustizia? Non mente dunque colui che disse che la misericordia sarà esaltata tantissimo dal giudizio di Dio e che venera Dio chiunque si piega con accondiscendenza verso un povero».

 

In memoria di questo fatto, ogni Giovedì Santo i pontefici servivano su questa tavola il pranzo a tredici poveri, un’usanza che cessò dopo il 1870. Val la pena ricordare tale aneddoto, perché oltre a far grata memoria del passato, offre spunti di preghiera e aiuta a leggere l’attualità.

 

La fotografia è stata realizzata da Massimo Quattrucci.