16 settembre

Matisse, L’italienne

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Un amico non particolarmente propenso agli entusiasmi, quest’estate mi ha chiamato solo per dirmi quanto l’avesse stregato questo quadro, visto in vacanza al Guggenheim di Bilbao. Non posso non dargli ragione. Il quadro lo avevo visto alla bella mostra di Matisse alle Scuderie del Quirinale a Roma; si intitola L’Italienne ed è stato dipinto nel 1916, cioè esattamente 100 anni fa.

 

Il titolo è dovuto al fatto che in quel periodo Matisse usava spesso una modella italiana, Lorette, la cui figura torna in una cinquantina di opere sino al momento in cui, nel 1918, Matisse decise di sposarsi a Nizza. Siamo quindi nel pieno della Prima Guerra mondiale ma si direbbe che Matisse viva in una sorta di bolla in cui gli echi del conflitto arrivano estremamente attutiti.

 

Attutiti ma non certo spenti: le tonalità di questo dipinto, la posa ieratica ma velata di tristezza sono come delle risonanze sottili e profonde di quel che stava accadendo. Matisse non vuole forzare la pittura a farsi sismografo del suo tempo, ma certo lascia che quel tempo tragico entri senza retorica e senza “discorsi” nel farsi della pittura.

 

Lascia ad esempio che marchi l’opera con quel nero così carico dei capelli e dei lineamenti del volto: un nero radicalmente non psicologico. L’Italienne è un quadro costruito con intento anche solenne, che non si concede nessuna distrazione. La scelta di Matisse di asciugare all’osso la composizione e di ridurre anche la gamma dei colori ad una serie di verdi e di bruni, porta a focalizzare l’attenzione sulla figura della donna.

 

Una figura frontale, quasi neo bizantina, a cui Matisse non concede nessun attributo esteriore di eleganza, perché l’eleganza – un’eleganza straordinaria – si genera tutta per sottrazione. E la sottrazione più stupefacente che Matisse opera è certamente quella della spalla destra di Lorette: con un’impercettibile magia, infatti, Matisse porta avanti il fondo creando uno scompaginamento di piani.

 

L’Italienne sembra così uscire da un’intercapedine immaginaria che si è aperta nella tela. L’escamotage serve naturalmente a Matisse a ribadire che la pittura ormai non deve illudersi e che ha a disposizione solo due dimensioni: quindi tutta la partita per rendere vero ciò che si dipinge si gioca su un piano assolutamente piatto. Questo carica della massima importanza le linee, che infatti, a partire dal grande ovale disegnato dalle braccia, tracciano architetture felici e perfette.

 

L’Italienne è un quadro semplice, ma è anche un quadro che ad ogni sguardo svela nuove prospettive e che ogni volta si presenta diverso (non a caso Matisse diceva, non soltanto a se stesso, che «vedere è di per sé un atto creativo»). L’Italienne è un quadro nello stesso tempo leggero e complesso. Piatto e profondo. Lieto e cupo. Opposti che convivono e non collidono.

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