Mondo

16 settembre 2016

Mieli e la svolta siriana

L’accordo tra Stati Uniti e Russia sulla Siria «potrebbe funzionare. Anzi, in un certo senso ha già funzionato» ha spiegato Paolo Mieli nell’editoriale del Corriere della Sera del 15 settembre. Anzitutto perché si è chiarito «il ruolo di al Nusra», che «ha fin qui combattuto gomito a gomito con l’Esercito libero siriano finanziato e armato in funzione anti Assad dagli Stati Uniti».

 

«Negli ultimi tempi – scrive Mieli – il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov aveva avuto buon gioco a far osservare al collega americano John Kerry la singolarità di questa alleanza — sia pure indiretta — tra gli Stati Uniti e una formazione jihadista composta, per così dire, da eredi degli attentatori delle Torri Gemelle. La reazione un po’ ipocrita era stata quella di indurre i qaedisti siriani a cambiar nome. A fine luglio 2016 il loro leader, Abu Mohammed al Joulani, è comparso in video per rivelare che Al Nusra aveva rotto con Al Qaeda»,

 

Così, finalmente, dopo tanta connivenza, Washington ha acconsentito a separare i destini di questa fazione terrorista, analoga all’Isis (come ricorda Mieli), da quello delle altre fazioni anti-Assad.

Ma al di là del particolare, c’è altro e più importante in questo accordo. Questa la conclusione di Mieli: «In Siria […] è da tempo evidente che non si può pensare di combattere l’Isis con una qualche efficacia e nel contempo cercare di far cadere Assad, per giunta in combutta con formazioni qaediste. La “tregua di Aleppo” passerà alla storia — speriamo — non solo per gli aiuti che giungeranno ai superstiti di quella città, ma per quella che ne è l’essenza politica. Kerry, annunciando l’approvazione statunitense a futuri raid degli aerei di Assad contro gli jihadisti, ha di fatto capovolto quella che fin qui (diciamo fino ad alcuni mesi fa) era stata la politica obamiana»

 

«[…]. Se l’armistizio funzionerà e saprà superare i prevedibili sabotaggi dei gruppi ribelli, dalla pausa di questi giorni potrebbe nascere un’intesa tra Russia e America in grado di restituire stabilità a quell’area. Ci vorrà del tempo, certo, ma per la prima volta dopo anni si ha qualcosa in cui sperare».

 

Nota a margine. Considerazioni interessanti, alle quali va aggiunta una chiosa: se certo c’è stata svolta, è difficile immaginare che questo romanzo criminale vada a chiudersi a prescindere dalla corsa alla Casa Bianca. Se Trump ha espresso il suo placet all’impegno russo contro in Siria, utile a contrastare l’Isis, Hillary Clinton è da tempo sostenitrice di un impegno più marcato di Washington nel teatro di guerra. Ad oggi la candidata democratica non ha dato segni visibili di ripensamenti. C’è ancora da attendere.