Mondo

31 agosto 2016

Israele: rischio di guerra civile

«La minaccia più grande per Israele non è l’Iran, ma una potenziale guerra civile. Lo ha dichiarato l’ex capo del Mossad (Istituto per l’intelligence e servizi speciali), Tamir Pardo, nel suo intervento in occasione della commemorazione dei militari drusi caduti nel nord del paese, secondo quanto riferisce il quotidiano israeliano Jerusalem Post. […] “Se una società attraversa una certa linea nelle sue divisioni e di odio, allora vi è una possibilità reale di vedere un fenomeno come una guerra civile. Non c’è una minaccia esterna per l’esistenza di Israele, l’unica vera minaccia esistenziale è la divisione interna”. […] Pardo ha anche affrontato la questione palestinese, osservando che senza una soluzione diplomatica del conflitto, Israele non sarà “mai in grado di raggiungere una normalizzazione con i suoi vicini arabi”». Così sull’Agenzia Nova il 30 agosto.

 

Nota a margine. Più che interessante l’analisi, in particolare per l’autorevolezza della fonte. Quando un regno è diviso in se stesso non può reggersi, accenno evangelico evidentemente tratto dall’antica saggezza ebraica che ben si adatta alla situazione di una società più che polarizzata tra ortodossi e laici, come ha spiegato Tamir Pardo.

 

Il problema non resta confinato alla sola Israele: il conflitto sociale, sempre più esplicito, si riflette anche nell’approccio alle questioni relative alla sicurezza del Paese e al rapporto con il mondo arabo. Alimentando ancora di più la confusione e la conflittualità interna ed esterna. 

 

Bizzarro che proprio quelle forze sociali, politiche e religiose, che per anni hanno indicato nell’Iran la minaccia esistenziale di Israele siano le stesse che oggi, secondo Pardo, ne mettono a rischio la sopravvivenza. La voce di Pardo non è isolata. E non riecheggia solo come allarme, ma anche come argine di ragionevolezza. E, in quanto tale, spiraglio di speranza. Per Israele e per i suoi vicini.