17 agosto

Siria: la Cina si schiera con Assad

53dd1c0173bf3affead7bc0c735cee11_article1«Entra in campo anche la Cina nello scenario di guerra siriano. La seconda potenza economica mondiale, e ormai militare, muove i primi passi per unirsi alla collaudata alleanza russo-iraniana a sostegno del regime di Damasco, di cui potrebbe diventare il terzo significativo partner. Un passo sulla scia di Mosca che è intervenuta militarmente dallo scorso settembre per sostenere il presidente Bashar al Assad e che sta cambiando il corso della guerra in Siria. Una scelta di campo, quella cinese, dalle conseguenze ancora insondate».

«Pechino finora si era […] sempre tenuta lontana – salvo auspicare generiche soluzioni diplomatiche a qualsiasi fronte aperto – dal caos mediorientale. Ora per la prima volta ha reso noto che intende fornire “aiuti umanitari” ma anche “addestramento alle forze armate” del governo siriano».

«L’annuncio è stato dato dall’ammiraglio cinese Guan Youfeu, direttore della cooperazione internazionale della Commissione centrale militare (il vertice delle forze armate al cui apice siede il presidente Xi Jinping)». Così sulla Repubblica del 16 agosto.

Nota a margine. Sviluppo interessante e in qualche modo atteso. Possibile che dietro la svolta cinese ci sia il nuovo attivismo terrorista in territorio asiatico, finora confinato, salvo eccezioni, al solo Afghanistan.

Ultimo episodio, le 11 bombe scoppiate in sincrono in Thailandia due giorni fa (anche se il governo ha negato la matrice islamica). 

Pechino deve aver capito che la difesa dalla minaccia del Terrore, dalla quale non è immune il Dragone, è impossibile senza una strategia di contrasto globale: e contrastare le milizie terroriste (“ribelli” per la narrativa d’Occidente) che da anni insanguinano la Siria è fondamentale a tale scopo.

Con la discesa in campo della Cina si rafforza l’asse pro-Assad. Possibile che tale svolta possa anche favorire un ammorbidimento delle posizioni di Ankara riguardo la sorte della Siria, da tempo oggetto delle mire espansionistiche di Erdogan: i soldi, dei quali la Cina dispone in quantità, sono argomento convincente.

Peraltro la Turchia oggi si trova costretta a cercare nuovi partner internazionali, dal momento che il presidente turco, dopo il fallito colpo di Stato che per poco non l’ha detronizzato, è stato costretto a raffreddare i rapporti con l’Occidente, colpevole ai suoi occhi di aver favorito il putsch o quantomeno di averlo salutato festante.

Da qui il rilancio dei rapporti con Mosca e con quei Paesi che con la Russia hanno relazioni di partenariato, tra cui appunto la Cina, necessari per bilanciare le perdite economiche e per sostenere il braccio di ferro con i suoi “infidi” alleati.

Da notare che il vertice del G20 del prossimo settembre si terrà proprio in Cina. A margine è previsto un nuovo incontro tra Erdogan e Putin. Occasione importante per un nuovo chiarimento su tante questioni ancora aperte, in particolare la crisi siriana.

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