6 agosto

Paolo VI, la vita cristiana e la persecuzione

Schermata-2014-05-06-a-17.09.30Oggi è l’anniversario della morte di Paolo VI, il «nostro Paolo VI» come ebbe a indicare in maniera definitiva don Luigi Giussani. In questa ricorrenza, pubblichiamo alcuni brani di una meditazione su san Paolo che don Giacomo Tantardini ebbe a pubblicare per la rivista 30giorni («La grazia di Dio salvatore: libera, bastevole, per noi necessaria»).

La pubblichiamo anche a commento e integrazione della commovente, quanto intelligente, omelia di monsignor Dominique Lebrun, arcivescovo di Rouenin occasione dei funerali di padre Jacques Hamel (per leggerla cliccare qui), assassinato nella sua chiesa mentre celebrava il sacrificio eucaristico.

Mentre meditavamo di scrivere queste righe, abbiamo appreso con dolore e inquietudine di un incendio maligno che ha funestato Rouen, uccidendo tredici ragazzi.

Il male è un mistero, come ha ricordato il monsignore nella sua omelia…

Di seguito i brani della meditazione di don Giacomo. Familiare con le persecuzioni (e non certo irenico, come ben sa chi l’ha conosciuto), le sue parole appaiono più che attuali.

Termino con le parole di Giovan Battista Montini, nei suoi appunti sulle lettere di san Paolo, scritte a Roma quando era un giovane sacerdote tra il 1929 e il 1933: «Nessuno più di lui [Paolo] ha scritto l’insufficienza umana e ha esaltato l’azione libera, da sé bastevole, necessaria per noi, della grazia di Dio Salvatore». È bellissimo! Libera: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15, 16). Da sé bastevole: «Ti basta la mia grazia» (2 Cor 12, 9). Necessaria per noi: «Senza di me non potete fare nulla» (Gv 15, 5).

[…] E poi [san Paolo ndr.] continua (2 Cor 7, 5 e seguenti): «Da quando siamo giunti in Macedonia, la nostra carne [la nostra debole umanità] non ha avuto sollievo alcuno, ma da ogni parte siamo tribolati; battaglie all’esterno, timori al di dentro».

Com’è vero! «La Chiesa vive», dice la Lumen Gentium, «tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio». Sant’Agostino, nel brano del De civitate Dei da cui è tratta questa frase, scrive che le persecuzioni del mondo provengono innanzitutto dall’interno della Chiesa. Anche perché le persecuzioni del mondo sono innanzitutto i nostri poveri peccati che fanno soffrire il cuore di chi è amato da Gesù e vuole bene a Gesù.

Quando vado a pregare sulla tomba di Paolo, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura di Roma, in ginocchio, ripeto sempre un inno: «Pressi malorum pondere te, Paule, adimus supplicis/ oppressi dal peso di tanta contrarietà [innanzitutto dai nostri poveri peccati] veniamo a te Paolo, supplici/ […] quos insecutor oderas defensor inde amplecteris […] quelli che tu quando eri persecutore hai odiato, adesso come difensore li abbracci». In questo abbraccio, in questo essere amati da Gesù, anche attraverso gli amici di Gesù, possiamo ripetere: «L’amicizia è una virtù, ma l’essere amati non è una virtù, è la felicità».

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4 settembre

Notes

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