Mondo

25 luglio 2016

Sanders doveva essere fermato

«Sono quasi 20mila email, tutte scritte da esponenti del partito democratico durante le primarie. E tutte contro Bernie Sanders, vecchio politico e nuovo democratico, che ha conteso fino all’ultimo la nomina della Clinton […] Migliaia di email scambiate per mesi in lungo e largo gli States tra i responsabili della varie campagne (nazionali e locali) dell’ex Segretario di Stato, tra lo staff della Clinton e i caporioni del National Comitee. Email in cui vengono discusse nel dettaglio le strade più rapide per danneggiare e indebolire il senatore del Vermont». Così Albero Flores d’Arcais sulla Repubblica del 24 luglio.

 

Nora a margine. Corrispondenza «imbarazzante», come scrive il giornalista, che documenta quel che già si sapeva, ovvero che il partito democratico ha fatto di tutto per far vincere Hillary Clinton. Venendo meno a quel dovere di neutralità richiesto.

 

Pare che la rivelazione discenda da un attacco hacker russo al partito democratico. Anche il New York Times si è interrogato sul punto, denunciando possibili ingerenze russe sulle elezioni americane.

Un modo come un altro per rigirare la notizia facendo della Clitnton la vittima di un complotto, piuttosto che la favorita di oscure manovre elettorali.

 

In realtà, se sia o meno vera l’attribuzione russa ha davvero «poca importanza», come scrive anche d’Arcais, quel che conta è che il partito democratico ha contrastato il vento nuovo generato dalla discesa in campo di Sanders. 

 

Si apre la Convention democratica, e la Clinton ha tutto l’interesse a dare l’immagine di un partito unito. A Sanders ha concesso l’opportunità di modificare in parte il programma elettorale. Un contentino. I compromessi si fanno su ben altro, Ma ormai il suo ex rivale pare domato: probabile, tra l’altro, che sia lui stesso a contrastare le rivelazioni di wikileaks.