14 luglio

Davis, la Siria e i ribelli non tanto moderati

Uscito dall’anonimato internazionale grazie alla nomina a segretario per la Brexit, David Davis nel recente passato si era recato in Siria (aprile del 2016). una visita coordinata con il governo di Damasco.

 

Scritto interessante perché redatto da persona più che critica riguardo il governo siriano e che sposa la narrazione ufficiale del conflitto in corso: non un tentativo di regime-change ma una guerra civile (narrazione smentita, ad esempio da tutti i vescovi e sacerdoti locali).

Nonostante ciò, nel suo resoconto Davis dà un quadro dei cosiddetti ribelli molto dissimile da quello propagandato dai media e dalle cancellerie occidentali.

 

 

Val la pena riportare il passaggio specifico: in Siria, scrive, «non ci sono gruppi il cui comportamento potrebbe soddisfare una qualsiasi definizione occidentale di “moderato“. Anche il Free Syrian Army si comporta più come una banda di gangster che come un movimento di liberazione».

 

«Parlando con delle persone fuggite da aree occupate dall’Fsa, abbiamo sentito storie di furti, rapimenti a scopo di estorsione, omicidi, e persecuzione religiosa. Il nostro gruppo ha anche assistito in prima persona al saccheggio perpetrato in una una città cristiana caduta sotto il controllo dell’Fsa, nella quale sono stati profanati i santuari, sono state rubate le icone antiche e distrutte quelle moderne, e [abbiamo constatato ndr.] le devastazioni conseguenti alla ricerca frenetica di oro».

 

Interessanti anche gli accenni ad Arabia Saudita e Turchia, «prossimi» ai movimenti jihadisti e loro finanziatori, il cui comportamento è giudicato da Davis con un termine non suscettibile di interpretazione: «vergognoso». «Stanno perpetuando un focolaio di terrorismo», scrive, auspicando che l’Occidente si decida a fare «forti pressioni» dissuasive nei loro confronti.

 

Nota a margine. Forse è utile ricordare che l’Fsa è armato e finanziato apertamente dai governi occidentali, che anzi se ne fanno un onore in quanto movimento di resistenza a un regime dittatoriale. 

Brutta pagina della politica internazionale quella relativa alla Siria (e all’Iraq). Anzi più che di politica, si tratta di una pagina di cronaca nera.

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