Mondo

11 luglio 2016

Terrorismo: le critiche agli Usa del presidente delle Filippine

«Non è il Medio Oriente che sta esportando il terrorismo in America. È l’America che ha esportato il terrorismo in Medio Oriente». Così il neopresidente delle Filippine Rodrigo Duterte in un discorso tenuto a Mindanao il 9 luglio, in occasione dell’Id al Fitr, festività islamica che coincide con la fine del Ramadan.

 

Duterte ha affermato nel suo discorso, sintetizzato dalla Cnn, che il terrorismo si è generato a seguito della «distruzione del Medio oriente» iniziata con la guerra in Iraq. Una guerra «senza alcuna base giuridica», come appurato dall’inchiesta Chilcot. «Guardate l’Iraq ora. Guardate cosa è successo in Libia e cosa è successo in Siria», ha affermato il presidente filippino.

 

Duterte ha infine dichiarato che non sarà un presidente «dipendente» dagli Stati Uniti d’America, ma guiderà il Paese nell’interesse dei suoi cittadini.

 

Nota a margine. Di rilievo questa presa di distanza di Duterte dagli Stati Uniti, storico alleato delle Filippine.

Le scelta di Duterte avviene mentre si accende sempre di più il confronto più o meno aperto tra Stati Uniti e Cina. Un attrito che si condensa sulla contesa riguardante il Mar Cinese meridionale che oppone principalmente il Dragone al Giappone, principale partner degli Usa in Asia. E che vede gli altri Stati asiatici prossimi a quel mare polarizzati attorno ai protagonisti della contesa. 

 

Scenario in evoluzione quello dell’Estremo Oriente. Proprio ieri il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha visto il suo partito stravincere le elezioni politiche, cosa che probabilmente gli permetterà di raggiungere una maggioranza sufficiente a modificare la Costituzione. Così da cancellarne il carattere pacifista e permettere una corsa al riarmo. 

 

Scenario magmatico e a rischio di escalation, quindi, nel quale Duterte ha immesso una variabile nuova e forse inattesa.