8 luglio

Dallas e le presidenziali Usa

immagini.quotidianoDopo il terrorismo islamico ora sulla campagna presidenziale Usa si abbatte anche l’incubo del terrorismo “nero”. A Dallas, alcuni cecchini, quattro secondo le prime ricostruzioni, sparano sulla polizia che faceva da cordone di sicurezza a una manifestazione di afroamericani, uccidendone cinque.

La manifestazione era stata indetta proprio a seguito di alcuni, gli ennesimi, episodi di violenza da parte della polizia contro persone di colore: due le vittime di un’escalation di violenza che ha scosso l’America nelle ultime 48 ore, una in Lousiana e l’altra in Minnesota.

Quest’ultimo omicidio, in particolare, ha fatto il giro del mondo grazie a un video diventato virale, realizzato dal vivo dalla fidanzata della vittima, Lavish Reynolds. Un filmato «impressionante, nello stesso tempo intenso e emozionante», come spiega David Redlawsk sul Corriere della Sera dell’8 luglio, tanto che sembra come se la Reynolds «si fosse addestrata a reagire così, a raccogliere prove e, soprattutto, testimoni».

Proprio sull’onda dell’emozione di quel video nasce la manifestazione di Dallas, dove la violenza è giunta al parossismo: era dall’11 settembre del 2001 che negli Stati Uniti non morivano tanti poliziotti.

Una violenza di segno opposto a quella della polizia, secondo uno schema alquanto usuale di azione-reazione, proprio delle dinamiche dello scontro tra opposti estremismi.

Un’operazione che il presidente Obama ha definito «feroce e premeditata». Di stampo militare. Il capo della polizia di Dallas, David Brown, ha spiegato che il gruppo di fuoco si eta posizionato in posizione elevata, secondo una dislocazione che gli permetteva la triangolazione: il tiro incrociato non consente riparo a chi si trova nel mezzo.

Ed eseguita con armi di precisione ed equipaggiamento «tattico», come ha riferito alla Cnn uno dei testimoni.

La scelta di un’operazione così sofisticata, altra cosa dallo stragismo che colpisce nel mucchio, porta alla memoria le recenti gesta dei cecchini di piazza Maidan, oscuri protagonisti di una stagione di enigmatica violenza.

Solo una suggestione, ovviamente, ché si tratta di altra cosa e altre dinamiche. Più precipua la suggestione che suggerisce la città di Dallas, dove l’opera di cecchini non può non evocare l’omicidio Kennedy, il regicidio americano le cui conseguenze sono ancora oggi oggetto di controversia.

Le autorità escludono un collegamento tra quanto accaduto e il terrorismo internazionale. Si tratterebbe, ovviamente, di terrorismo a sfondo razziale.

Che lascia il Paese attonito e spaurito. E cinque famiglie precipitate, senza motivo, nel lutto. Cosa più importante di altro.

Ciò avviene mentre il duello delle presidenziali Usa è giunto a una prima svolta, con la chiusura dell’inchiesta sul mailgate che rischiava di azzoppare Hillary Clinton (vedi nota).

E se, certo, l’eccidio di Dallas non ha alcuna connessione con la corsa alla Casa Bianca, non può non aver conseguenze sulla stessa.

Candidata nel segno della continuità (almeno nelle parole d’ordine) e della stabilità, la Clinton è chiamata a identificarsi ancora di più nell’immagine che si è (e le hanno) ritagliata addosso, di donna d’ordine e in grado di gestire le avversità.

Donald Trump, invece, da oggi sarà costretto a navigare in maniera più accorta: la sua prosa così distante dal politically correct potrebbe attirargli l’accusa di eccitare in maniera sconsiderata gli animi e di alimentare il già troppo acceso scontro razziale.

Con la conseguenza di alienargli l’elettorato medio, quello che in genere al rischio del nuovo preferisce l’usato sicuro. Come per Kennedy, anche per lui Dallas potrebbe risultare fatale. Vedremo.

Nota a margine. La Postilla è stata scritta in presa diretta, sulla scorta di agenzie più che attendibili (Reuters e altre), che ricostruivano la vicenda così come riportata, comprese le prime dichiarazioni del capo della polizia di Dallas. 

E però, nelle ore successive la versione ufficiale parla di un solo cecchino, Micah Xavier Johnson, ex veterano dell’esercito, che avrebbe agito da solo. Non correggiamo l’articolo, ma aggiungiamo questa doverosa nota a margine, che comunque non inficia la sostanza di quanto scritto.

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