Mondo

28 giugno 2016

La Brexit, tra agitazione e opportunità

L’ex presidente francese Valery Giscard d’Estaing, intervistato da Stefano Montefiori per il Corriere della Sera del 28 giugno, ha affermato di non condividere l’agitazione per la Brexit. «Cos’è in fondo l’Unione europea? L’euro e la libera circolazione delle persone, ossia il trattato di Schengen che i britannici non hanno mai ratificato. La Gran Bretagna non è uscita da granché, perché in quanto all’essenziale era già fuori».

 

E, ancora, sulla bufera finanziaria post Brexit: «L’euro sta reggendo, le Borse hanno perso molto ma recuperano in fretta, forse gli speculatori guadagneranno milioni ma questa non è una novità mondiale».

In quanto ai britannici, essi «restano i nostri vicini e amici. Negozieremo un accordo di libero scambio. Lo stiamo facendo con Usa e Canada, possiamo farlo anche con loro».

 

Nota a margine. C’è della verità nelle rassicuranti parole dell’ex presidente francese, anche se immaginare  che fondamento della Ue siano l’euro e Schengen è un po’ azzardato (non si capirebbe altrimenti perché creare organi politici comuni). 

 

Detto questo è vero che la Gran Bretagna non ha condiviso moneta e frontiere che appartengono, con tutte le controversie del caso, al patrimonio della Ue. E ha sempre usato la sua influenza per attutire le spinte unitarie (vedi nota).

 

Da questo punto di vista, la Ue ha un’occasione storica per rilanciarsi sotto altro segno. E per uscire dalla tragica situazione attuale, causata da scelte subornate agli interessi della Germania, della grande finanza e delle élite oligarchiche cosiddette “europeiste”.

 

Il fatto che la prima reazione alla Brexit sia avvenuta tramite una conferenza stampa dei premier dei Paesi fondatori (Germania, Francia e Italia) assume un valore alto. 

 

Certo allora a costruire la Casa comune erano Adenauer, Schuman e De Gasperi, oggi altri non certo all’altezza. Non è differenza da poco.

 

Altra differenza notevole: allora non c’era l’attuale pulsione egemonica tedesca. Anzi la Germania era il partner al quale tendere la mano per aiutarlo a uscire dalle secche della guerra e dell’ignominia.

 

Oggi la Germania è chiamata a tenere a freno, o quantomeno contenere, tale pulsione, avvalendosi anche dell’ausilio degli altri Paesi dell’Unione.

 

Infatti questa spinta rappresenta il maggior ostacolo sulla via della ri-costruzione di una Casa comune. Se non si riuscirà in questo, e non si porrà un freno allo strapotere della grande finanza e delle lobbies, le spinte conflittuali, in combinato disposto con quelle disgregatrici (endogene ed esogene), diventeranno inarrestabili.