28 giugno

La Turchia e gli accordi con Putin e Israele

thumbs_b_c_845762fd2720d266fac8874b1e180c6b«Dopo l’accordo con Israele, le scuse a Vladimir Putin per l’abbattimento del caccia russo al confine con la Siria lo scorso 24 novembre. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan mette a segno due importanti risultati diplomatici. Con il ristabilimento delle relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico ritrova l’alleato storico nella regione nel Dopoguerra, con la normalizzazione di quelle con la Russia, subito auspicata dal Cremlino, riavvia la fase di intese strategiche, soprattutto sui gasdotti». Così inizia un articolo di Alberto Stabile pubblicato sulla Stampa del 18 giugno.

Nota a margine. Israele aveva rotto con la Turchia nel 2010, dopo l’assalto delle forze speciali di Tel Aviv a un convoglio umanitario turco diretto alla Striscia di Gaza. Ma da allora tanto è cambiato e la guerra siriana li ha visti di fatto alleati contro Assad e gli sciiti.

Proprio l’alleanza tra Putin e Assad ha invece provocato problemi nelle relazioni diplomatiche tra Mosca e Ankara, che hanno trovato nell’abbattimento di un aereo militare russo da parte dell’aviazione turca il punto di rottura.

Non c’è che da felicitarsi per il ristabilimento dei rapporti tra tre degli attori principali del rebus mediorientale, che potrebbe facilitare un processo di stabilizzazione di un quadro geopolitico impazzito, anche se a oggi è davvero difficile immaginare come ciò possa avvenire date le divergenze tra loro (anzitutto sul destino della Siria e su quello dei curdi, che il premier turco considera avversari irriducibili).

Il nodo principale della controversia resta l’Iran, da cui dipende anche la vicenda siriana: Israele e Turchia fanno asse, insieme ai sunniti guidati dall’Arabia Saudita, per contenere l’influenza sciita e di Teheran in Medio oriente, in particolare in Iraq, Siria e Libano (leggi hezbollah). La Russia invece conserva legami storici con il mondo sciita.

Mosca potrebbe quindi rappresentare un ponte per favorire un dialogo tra i nemici storici.

In realtà già oggi la Russia svolge tale funzione, ma sottotraccia. Diverso, e certo molto più difficile, che tale dialogo sfoci in un accordo globale che produca la sperata pacificazione mediorientale. Ma certo il duplice accordo turco di questi giorni, e il rinnovato dialogo tra Tel Aviv e Mosca (Netanyahu e Putin si sono incontrati agli inizi di giugno) costituisce un passo necessario in questa direzione.

Al di là degli sviluppi, il ristabilimento dei rapporti tra Russia e Turchia evidenzia come le potenze regionali siano consapevoli del nuovo ruolo di Mosca in Medio oriente.

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