Postille

27 giugno 2016

Brexit: ne bis in idem

Uno dei principi della giurisprudenza è che non si può giudicare due volte una persona per lo stesso reato: “ne bis in idem”, appunto. Un principio di buon senso, anche di sanità. Invece quel che sta accadendo in Inghilterra e in Europa dopo la Brexit appare insano.

 

Una petizione online firmata da circa tre milioni di cittadini britannici, ma a quanto pare tra un po’ arriveremo a cinquecento milioni dati i ritmi di adesione della stessa (almeno a stare a quanto riportano i giornali), chiede di cambiare la legge referendaria per poter ripetere il referendum.

 

Una petizione che fa sognare i media mainstream: ieri la notizia di questa boutade occupava l’intera seconda pagina del Corriere della Sera: «In tempo per ripensarci Si deve votare di nuovo». E nel sottotitolo «milioni di adesioni all’appello per ripetere il referendum».

 

Buffo che coloro che oggi inneggiano alla volontà popolare espressa via web siano gli stessi che da anni deridono i Cinque stelle per le loro consultazioni tramite etere. Consultazioni tarocche, fuori dalla realtà, come si leggeva, e si leggerà ancora, su meditati articoli firmati da chi oggi sogna che si possa annullare un voto popolare espresso nelle urne grazie alla rivolta della rete.

 

Il sogno del ri-voto si accompagna sui grandi media alla irrisione e alla criminalizzazione dei fautori della Brexit:  sono populisti, razzisti, xenofobi e anche nazisti. Alcuni hanno individuato i veri colpevoli: a decidere l’esito del voto sarebbero stati gli hooligans, che come risaputo spostano milioni di voti a suon di cori da stadio.

 

Ma i più arguti hanno individuato i veri criminali: i nonni. Un articolo del Corriere, uno dei tanti dedicato al tema, titola: «La Decrepita Alleanza lo sgambetto dei nonni alle nuove generazioni».

 

Già perché le agenzie di sondaggio, quelle che hanno sbagliato le previsioni dando fino all’ultimo vincente il Remain, hanno decretato che i giovani sono buoni ed europeisti, i nonni malvagi e anti-europeisti.

 

Un problema reale per la democrazia, che si potrebbe evitare togliendo il voto agli anziani. Saranno le stesse agenzie a decidere la soglia massima per poter votare. A meno di accedere all’eutanasia collettiva per eliminare il problema alla radice.

 

Un’altra folata di speranza per l’europeismo viene dagli scozzesi: minacciano di non ratificare il referendum e la secessione da Londra, anche se non si sa bene su quali basi legali, come specificano gli articoli speranzosi.

 

Bizzarro che le speranze degli intellettuali d’Europa riposino sulla secessione scozzese, dal momento che al precedente referendum sul tema furono i più strenui difensori dell’integrità albionica, paventando per Edimburgo in caso di “Scottix” le sette piaghe d’Egitto, invasione delle cavallette compresa.

 

Ma al di là delle giravolte della storia, e dei suoi interpreti, questo tifo secessionista, più che una vera preoccupazione per il destino degli scozzesi sembra in realtà nascondere altro: una malcelata voglia di vendetta contro la perfida Albione, da consumarsi attraverso la disintegrazione della sua secolare unità.

 

Chi l’Unione (europea) ferisce di secessione perisce. Nulla importando che tale secessione potrebbe alimentare processi disgregativi e destabilizzanti di difficile gestione.

 

Ma al di là della doverosa irrisione di certe analisi, val la pena accennare come proprio tali prese di posizione danno ragione ai fautori della Brexit: la criminalizzazione dell’antagonista politico e il dispregio della volontà popolare che si esprime nel voto è tipico dei regimi autoritari e fascisti.

 

E la rivolta contro l’autoritarismo dell’eurocrazia di Bruxelles, centro decisionale che si è appropriato di parte rilevante della sovranità un tempo “popolare”, è stato uno degli argomenti fondanti di questa campagna referendaria.

 

Se non si inizia una seria riflessione sull’Unione europea e sui suoi limiti (cosa che la Brexit rende necessaria) e ci si limita a magnificarne le sorti progressive accusando gli altri di non comprenderle, il destino dell’Unione europea è segnato.

 

Ps. Come ovvio, non serviva molto a capirlo, le firme per ripetere il referendum erano per lo più false