Postille

24 giugno 2016

La Ue: tra Brexit e necessaria Riforma

 

 

 

Il mondo è cambiato. Nonostante l’usuale campagna di terrore scatenata dalle cosiddette forze “europeiste”, inclini a previsioni apocalittiche quando si sentono minacciate (ultimo esempio le elezioni austriache). È Brexit.

 

Risultato imprevisto e sorprendente, un po’ come lo scudetto del Leicester nel campionato inglese, che oggi sembra un evento premonitore di quanto accaduto ieri.

 

Difficile dire cosa accadrà, a parte lo shock dei mercati destinato a perdurare con esiti imprevedibili. Chi ha scommesso sul Remain, in particolare la grande finanza, potrebbe esser tentato a una reazione.

 

Ma ridurre in briciole la Gran Bretagna per farne un esempio da non imitare non sembra strada facilmente percorribile. Il rischio di un collasso globale è forte.

 

Più facile si inneschi un processo disgregativo: diversi analisti immaginano ciò possa avvenire nella stessa Gran Bretagna, con una Scozia indipendente legata a Bruxelles.

 

Più che un processo disgregativo, però, dati i legami antichi e accettati tra i due Paesi, tale secessione ex post potrebbe dar vita a uno strano compromesso, con la Scozia come tramite tra Londra e Bruxelles. Ma è solo un’opzione e neanche troppo imminente.

 

Invece per l’Unione europea è diverso. Si parla già di Frexit per Parigi, ma spinte similari, soprattutto se Londra “terrà botta”, sono destinate ad acquistare forza.

 

L’oligarchia di Bruxelles può decidere di perseverare nella strada intrapresa, confidando nella sua forza dissuasiva di massa per superare eventuali criticità.

 

Scommessa azzardata quanto miope. Non ha funzionato per la Gran Bretagna, alla lunga rischia di non funzionare altrove. D’altronde la Brexit ha dimostrato tutta la miopia degli oligarchi di Bruxelles.

 

Esemplari in tal senso le dichiarazioni del Presidente della Commissione europea rese il giorno prima del referendum. Reduce dal Forum di San Pietroburgo, Jean-Claude Junker ha dichiarato che in caso di Brexit la Ue non avrebbe ri-negoziato con Londra.

 

Dichiarazione che ha avuto il merito di far infuriare i cittadini britannici, feriti nell’orgoglio nazionale da questa entrata a gamba tesa.

 

E del tutto vacua. Certo, Junker si riferiva alla rinegoziazione globale Ue-Londra già avvenuta con Cameron, ma al di là del particolare, una negoziazione post-Brexit su temi commerciali e finanziari prima o poi ci sarà, perché necessitata dalla realtà.

 

D’altronde immaginare che la Ue possa trattare con tutti i Paesi del mondo tranne che con Londra è semplicemente assurdo.

 

Questo involontario assist al Leave è indicativo della cecità di cui è preda l’oligarchia europea. Dio acceca coloro che vuol perdere. E infatti è stata Brexit.

Ora tale cecità può far perdere non solo la Gran Bretagna, ma la stessa Unione europea.

 

L’unico modo per salvare la Ue, infatti, è che il Leave vinca anche a Bruxelles.

 

Si tratta cioè di abbandonare il modello del Sacro Romano Impero, dove la sacralità è fondata sul Dio euro,  per tornare all’Europa laica dei padri fondatori (e dire che erano tutti cattolici…), fondata sulla politica e sulla condivisione dei destini dei popoli europei.

 

La Chiesa europeista, dogmatica e fondamentalista, che vede ogni sua contestazione come una pericolosa eresia da schiacciare, deve essere laicizzata tramite una Riforma.

 

Esercizio difficile e rischioso. Al quale sono chiamate non solo le forze politiche europee (nel senso alto della parola), quelle cosiddette populiste come anche quelle di sistema. Ma anche quelle forze culturali e imprenditoriali che oggi appaiono più succubi al fondamentalismo eurocratico.

 

Se tale cammino di riforma verrà intrapreso, la Brexit non sarà ricordata nella storia solo come la fine di un percorso, ma anche come un nuovo inizio per l’Europa.

 

Ps. Per la cronaca, si è dimesso Cameron che questo referendum aveva voluto a improvvida ratifica del suo operato. De minimis…