15 giugno

Strage Isis in Francia: il video della rivendicazione

Non si è ancora spenta l’eco della strage di Orlando che l’Agenzia del terrore ha messo a segno un altro colpo. Stavolta in Francia, con Larossi Abballa, già condannato nel 2013 per associazione terroristica.

 

Ormai è cosa usuale di queste azioni: tra l’altro la pena detentiva di tre anni era stata sospesa. L’eccidio è avvenuto in un paesino di nome Magnanville.

 

L’azione si sviluppa la notte tra il 13 e il 14 giugno: dopo aver ucciso un agente di polizia verso le 20, l’uomo è entrato nella sua casa dove ha sgozzato la moglie, anche lei poliziotta.

 

Quindi si è barricato dentro tenendo in ostaggio il figlio della coppia, uscito poi miracolosamente illeso da questa brutta storia. A mezzanotte il blitz delle teste di cuoio e l’uccisione dello jihadista.

 

Suscitano domande alcune incongruenze riguardanti il video diffuso da Larossi, nel quale egli rivendica l’azione, ispirata dall’Isis, postato su facebook alle 20.52.

 

Tante sciocchezze sulla stampa italiana. Alcuni giornalisti, senza neanche averlo visto, hanno scritto di un filmato nel quale l’assassino è coperto del sangue delle sue vittime.

 

Particolare orrorifico, ma non vero: l’assassino è lindo e pinto, parla tranquillamente (chi vuole può vedere la versione integrale cliccando qui). La confusione non aiuta a comprendere.

 

Nel filmato, Larossi legge un testo scritto. Nulla di improvvisato, tutto preparato, nonostante l’uomo sia da tempo sotto stretta sorveglianza dei servizi segreti in quanto classificato come radicalizzato pericoloso. Capita un po’ troppo spesso.

 

I giornali scrivono che il video è stato girato a casa delle vittime. In realtà, a parte l’orario, dal filmato non si deduce affatto: l’inquadratura (più o meno fissa tranne quando traballa perché Larossi deve girare le pagine del testo che legge) mostra solo il soffitto della casa e un qualche angolo riposto e indefinito (la location indefinita è tipica dei filmati made in Isis).

 

Tra l’altro il video, nonostante sia artigianale, ha una buona fattura, con tanto di loghetto di Amaq (l’agenzia stampa dell’Isis) in alto a destra. Dà un effetto straniante immaginare sia stato realizzato durante l’operazione, con l’adrenalina alle stelle e la polizia alle porte.

 

Il film è stato reso pubblico da David Thomson, giornalista di Radio France internationale. Come ha fatto il cronista a scoprire il filmato? Lo spiega in un twitter: «Larossi Aballa era nella mia lista dei contatti Facebook ma non lo conoscevo».

 

Come tanti giornalisti, David Thomson deve avere migliaia di contatti Fb. Difficile fare una scrematura. E nonostante avesse scritto un libro su Le français jihadistes (i francesi jihadisti), è caduto nel trappolone di una richiesta di amicizia fatta da un tizio condannato proprio per terrorismo jihadista.

 

Resta da capire un particolare che non torna: il video non è stato postato sulla pagina di Larossi, con la quale Thomson aveva il contatto via facebook. Ma su un’altra pagina, intestata a Mohamed Alì, chiusa subito dopo dagli inquirenti.

 

Forse Thomson, da bravo giornalista, vuol coprire un’eventuale fonte, forse altro. Vedremo se la bizzarria troverà spiegazioni.

 

Come resta un «mistero», come lo definisce lo stesso Thomson, un particolare del video da lui descritto in presa diretta via twitter: «Il bambino è dietro lui, sul canapé. Dopo aver ucciso i suoi genitori, ha detto: “Non so ancora quel che farò di lui”».

 

Particolare raccapricciante ripreso da tutti i media, ma che nel video che hanno visto tutti, diffuso dall’Agenzia del terrore ufficiale (Amaq), non c’è. Perché tagliare un particolare tanto significativo per la propaganda Isis, specializzata in film horror?

 

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