8 giugno

Nato: giochi di guerra al confine russo

Si svolge in Polonia la più grande esercitazione militare mai fatta dalla Nato dalla fine della Guerra Fredda, denominata Anaconda 2016. Una risposta alle sollecitazioni dei Paesi dell’Est che paventano il pericolo russo. Una delle tante iniziative Nato ai confini russi, ultima delle quali è stata l’inizio dell’attività del sistema anti-missilistico Aegis Ashore in Romania, che ha irritato non poco Mosca, la quale si sente minacciata da tanto attivismo ai suoi confini.

 

Sul Corriere della Sera dell’8 giugno ne scrive Franco Venturini: «La strategia scelta dalla Nato si presta a qualche dubbio. L’articolo 5 [dello Statuto Nato ndr.] fino a prova contraria, dovrebbe bastare a rassicurare tutti gli alleati. E malgrado i torti di Putin in Ucraina, piazzare missili e truppe Nato ai confini della Russia può avere il sapore di una provocazione. Mosca potrebbe ora piazzare missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad. Tra l’altro minacciando la Polonia e i Baltici molto più di prima».

 

Nota a margine. Questo attivismo ai confini russi è più che insano. A parte i lauti finanziamenti che la (propagandata) “paura” di Mosca attira all’apparato militar-industriale dei Paesi Nato, si possono rinvenire altre motivazioni a queste iniziative.

 

La prima è trascinare Mosca in una corsa al riarmo, che depaupererebbe ulteriormente la sua economia già in crisi; la seconda è quella di creare una dialettica interna tra Putin e i falchi, che spingono per una risposta più energica a quelle che percepiscono come provocazioni. Cosa che indebolirebbe l’odiato presidente russo.

 

Quest’ultima motivazione dà la misura della follia che si sta consumando: pur di abbattere Putin si cerca di evocare un mostro morto con la fine del comunismo. D’altronde, sempre sul Corriere della Sera, Marek Magierowski, portavoce del presidente polacco, ha affermato: «Nessuno vuole la guerra ma ormai è evidente che la ripresa delle ostilità in Europa non è impossibile». Affermazione più che pericolosa: rischia di trasformarsi in una profezia che si auto-avvera.

 

In questo confronto con la Russia finora si è spinto in maniera sconsiderata sull’acceleratore. Se si continua ad accelerare, frenare diventerà sempre più difficile.

11 agosto

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