3 giugno

Le elezioni Usa e il messianismo globale

C_4_articolo_2156472_upiImageppLa continuazione del dialogo con gli Stati Uniti secondo le modalità «degli ultimi 25 anni riprodurrebbe automaticamente tutti i conflitti e le situazioni di stallo affrontate finora: l’espansione della Nato, la creazione di un sistema missilistico globale, il braccio di ferro nelle repubbliche post-sovietiche e l’atteggiamento in Medio Oriente». Così ha scritto Konstantin Kosachev, capo dell’Agenzia federale per gli Stati indipendenti sulla sua pagina Facebook in una nota ripresa da Russia Today il 2 giugno.

Secondo Kosachev nuove possibilità potrebbero aprirsi con una presidenza con tendenze «radicalmente» nuove. C’è «bisogno di una boccata d’aria fresca, un po’ di vento di cambiamento» per rifondare il dialogo Usa-Russia su basi nuove.

Il problema degli Stati Uniti è che i propri dirigenti sono ossessionati dalla loro concezione degli Stati Uniti come una «democrazia messianica», idea che poi si traduce in uno sforzo per «riorganizzare il mondo secondo i propri interessi».

In questo senso Trump sarebbe «più promettente», dal momento che «è certamente un pragmatico e non un messianico come la sua principale avversaria» alla Casa Bianca, Hillary Clinton. Anche se, sottolinea Kosachev, tale percezione, vera oggi, non è una solida garanzia nel caso di una vittoria del tycoon.

In realtà la cosa migliore sarebbe una sfida tra Trump e Sanders, spiega ancora Kosachev, anche quest’ultimo percepito come fattore di cambiamento; ma lo sviluppo delle presidenziali Usa al momento sembra negare tale possibilità.

Nota a margine. Lo scritto di Kosachev è interessante sotto diversi profili, in particolare per l’idea del mutamento della democrazia americana in una democrazia messianica. Certo, la democrazia negli Stati Uniti fin dall’inizio conosce tratti messianici ignoti altrove. E però è vero che tali tratti negli ultimi anni hanno di fatto oscurato quel pragmatismo che fu proprio di tanti presidenti americani precedenti al crollo del Muro di Berlino, basti pensare al fecondo dialogo instaurato da Reagan con Gorbaciov.

Il fondamento messianico della democrazia americana sottolineato da Kosachev potrebbe apparire l’accusa di un detrattore politico. Invece è un tratto rivendicato dagli stessi politici e intellettuali Usa, che tendono fin troppo spesso a sottolineare l'”eccezionalismo americano”.

Tale eccezionalismo, infatti, è posto a fondamento di una presunta «missione» che avrebbero gli Stati Uniti nel mondo. Una missione nella quale solidi interessi vanno a intrecciarsi e a fondersi con la perpetuazione di tale eccezionalismo.

Dopo il crollo del Muro di Berlino, e quindi del suo argine geografico-politico, tale dottrina ha perso il senso del limite e oggi l’impero americano si percepisce, almeno nelle teorie neocon, come a-temporale e globale (nel senso totalizzante del termine) e volto a rimodulare il mondo in funzione del suo perpetuarsi. 

Tale tratto messianico infonde nella politica estera americana variabili e derive esoteriche, che troppo spesso prevalgono sulle ragioni della politica. Da qui certa follia nelle dinamiche e nello sviluppo della stessa, che tra l’altro rischiano di innescare un nuovo conflitto globale (l’opzione apocalisse appartiene a tali derive).

Val la pena, infine, accennare al fatto che tale messianismo si alimenta attraverso convergenze parallele con altri messianismi, pur di matrice altra e diversa, che stanno destabilizzando il mondo: da quello di marca wahabita, che ha contribuito a creare i mostri al Qaeda e Isis, a quello che sta travagliando Tel Aviv (e che preoccupa anche tanti ambiti politici e militari israeliani).

Come messianismi di segno diverso abitano il mondo cristiano: basti pensare ai movimenti fondamentalisti Usa e ai tanti ambiti teocon che hanno abbracciato con entusiasmo le guerre neoconservatrici sotto George W. Bush e la dottrina dello scontro di civiltà cui erano sottese.

E in fondo lo scontro che si sta giocando in questi tempi è tutto qui: la sfida messianica che ha precipitato il mondo nell’abisso di una destabilizzazione permanente sta trovando contrasto in varie forze, religiose e non, sia a livello locale che internazionale, che alle ragioni esoteriche antepongono la razionalità, laica o religiosa che sia.

In questo contesto si situano le elezioni americane, che di tale sfida “all’ultimo sangue” rappresentano un momentum importante.

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